Sotto lo stesso sole, sulla stessa sedia,
Si apre un nuovo atto della tragicommedia.
Stesso caffè, stessi pensieri,
Non è cambiato nulla rispetto a ieri.
Seduto al tavolo del mio bar preferito, fisso lo schermo vuoto, annoto qualche frase, parola, verso, rime. Tutto ciò che mi viene in mente.
Scrivere creativamente è un po' come maneggiare innumerevoli tessere di un mosaico. Tutte sono utili, poche soltanto indispensabili in un dato momento.
Indispensabile.
Ho sempre desiderato questo aggettivo riferito a me. Ho sempre voluto essere desiderato, cercato per motivi differenti dal semplice bisogno.
Oggi avrei dovuto fare un turno extra di lavoro. Per una volta ho detto no. Non è essere indispensabili questo. È essere utili. Usabili.
Per le persone sono sempre stato uno strumento. Un mezzo per arrivare a un fine.
E dopo questi mille pensieri neanche mi accorgo del suo arrivo. Fissa la tazzina di caffè vuota e fa una piccola smorfia.
«Potevi aspettarmi per berlo. A quanti siamo oggi? Due? Tre?»
Faccio spallucce, alzo un dito solitario e continuo a fissare lo schermo. Le dita picchiettano la superficie velocemente, salvo arrestarsi per brevi periodi. Una notifica mi distrae. La leggo e rispondo sbrigativamente con un semplice "grazie."
«Gia, oggi è il tuo giorno libero, avrai deciso di riposare, avrai anche pianificato qualcosa, vero...?»
Scuoto la testa. «Nulla. Nulla di pianificato con nessuno. Tanto a che serve pianificare, immaginare, pensare al futuro? Soprattutto quando continuamente questi piani vanno in fumo e non per mia scelta?»
La sento sospirare, mi accarezza la mano.
«Allora... quello che speravi non è successo e quello che temevi è successo? Dani... mi dispiace. Vorrei poter fare qualcosa...»
Faccio un cenno al barista, un secondo caffè decisamente ci vuole. Non le rispondo. Che c'è da dire, alla fine? Niente.
«Fare qualcosa? Beh io so cosa fare. Quello che faccio tutti gli altri giorni. Rispetto a ieri non è cambiato niente. Non sono più felice. Non sono più triste. È un giorno come gli altri.»
Mi fissa bere in un sorso il caffè appena arrivato, alzando gli occhi vedo la sua espressione profondamente triste.
«Non è come dici, Dani. Io lo so come ti senti. Stai solo reprimendo il dolore che ti brucia dentro. E il fatto che stavolta non sappia come tirarti su mi distrugge...»
«Questo perché non deve essere sempre una tua responsabilità farmi stare bene. A volte sono gli altri che influiscono sul mio umore, che avrebbero il potere di rendermi felice e scelgono di non farlo. E non venirmi a dire che sono io che dovrei lavorare per arrivare alla felicità. Perché è chiaro come il sole che non basta.»
Lei non dice nulla. Si alza dalla sedia, arriva alle mie spalle e mi avvolge in un caldo abbraccio, tanto desiderato. Perché è così. Avrei voluto solo un abbraccio. Solo di questo ne ho bisogno. E oggi ho capito che non lo avrò mai.
«Buon compleanno Dani... In questa giornata fai ciò che desideri veramente, per te. Non dare più importanza ai desideri degli altri. Da ora in poi, conti solo tu.»
Sento la sua presenza affievolirsi, lasciando attorno a me un calore impercettibile e un sussurro nella mia testa.
Il bivio è stato oltrepassato. La strada è stata scelta.
Un qualunque venerdì di Giugno, 2025

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