lunedì 4 maggio 2026

27. Guardando gli aquiloni con Lei


Contemplo il cielo con sguardo attento

Piccoli balocchi, saldamente ancorati

Di mille colori, sostenuti dal vento

Ma legati a terra, impediti, bloccati.


Un vento forte e tiepido, risuona nelle orecchie, mentre passeggio lentamente tra dune in pendenza, con lo sguardo perso verso l'orizzonte. Voci e risate lontane a cui non bado, mi concentro su altro, col frastuono nella testa che finalmente tace.

Cammini lentamente, alle mie spalle, intenzionata a non disturbare. Ma sento i tuoi passi, la tua presenza, il tuo lieve sorriso nato dalla mia effimera serenità di questa giornata.

Arresto il mio passo, volgendo lo sguardo al cielo e osservando il volo degli aquiloni. Una fila di piccoli balocchi colorati, figli di un'epoca remota ma mai passati di moda. Fisica che incontra la poesia e la semplicità. In un mondo sempre più tecnologico c'è ancora chi apprezza dei piccoli passatempi.

Dei piccoli aquiloni, che danzano nel vento, eppur ancorati a terra da una fune.

Ti avvicini, percependo una disarmonia nei miei pensieri.

«Che succede, Dani? Hai ripreso a pensare. È tutta la giornata che ti vedevo e sentivo tranquillo, rilassato. Ma qualcosa ti ha turbato, lo sento.»

Come un mare calmo, disturbato da una folata di vento, onde si creano, infrangendosi sulla scogliera.

«Non è nulla di serio, in realtà, riflettevo soltanto... su come le persone siano simili agli aquiloni, per certi aspetti.»

Segui il mio sguardo, i tuoi occhi chiari fissano la fila di aquiloni che volteggia nel cielo azzurro. Il tuo tono da preoccupato diviene perplesso.

«Persone, come aquiloni? Che intendi?»

Ci sediamo sulla spiaggia tiepida, giochicchiando con le dita a scavare e rimestare nella sabbia.

«Quegli aquiloni possono provare la sensazione del volo, grazie al vento, tuttavia... sono legati a terra, rimangono fermi in un posto. Cosa accadrebbe se si spezzasse la fune?»

«Beh, volerebbero via, fintanto che c'è vento! Ovvio, però...»

Annuisco, anticipando la tua conclusione «Però prima o poi precipiterebbero a terra, perché da soli non riuscirebbero a trovare la stabilità. Un ancoraggio permette loro di volare ma anche di rimanere stabili. Senza un ancoraggio, viaggerebbero dove li porta il vento ma solo per poco tempo, prima di cadere a terra, inevitabilmente.»

«E la tua conclusione quale sarebbe? Qual è la parte di questo pensiero che ha turbato la tua mente?»

«Mi chiedevo... cos'è la libertà vera e propria? Prendi me, per esempio. Fino a pochi anni fa ero a terra, letteralmente. Arrivò poi un gran cambiamento che mi fece spiccare il volo, tuttavia ho un legame, un ancoraggio che mi impedisce di volare più lontano. Col tempo questo filo che mi tiene fermo a terra, seppur in volo, potrebbe diventare ancora più stringente e limitante... E mi chiedevo...»

Prendi la mia mano, sporca di sabbia e la stringi

«Hai paura che quella fune si spezzi ma allo stesso tempo sei curioso di sapere cosa succederebbe, vero? È una paura normale, Dani, potresti sicuramente volare più lontano, potrebbe anche succedere che riusciresti a rimanere in volo o a trovare un nuovo ancoraggio, meno stringente, meno doloroso.»

Rimango in silenzio, soppesando le tue parole, confrontandole con i miei pensieri. Come sempre, si incastrano alla perfezione, suoni che diventano melodia, un tono dolce quello della tua voce che risuona nella mia testa. Accogli il mio silenzio come una risposta e prosegui: «Io ci sarò sempre, Dani, appoggerò qualunque tua decisione ma lo sai, la scelta spetta a te e soltanto a te.»

Il gravame della tua considerazione, artiglia la mia anima, afferro la tua mano in cerca di conforto, di quel contatto che bramo da tempo. Ma trovo solo sabbia tiepida che scivola tra le dita.


Fiumicino 3 Maggio 2026      

venerdì 17 aprile 2026

- R O G U E -

Mentre ramingo annaspo nel silenzio 


Incontro e incrocio brevi bagliori


Non sono che gocce di luce in un oceano di buio


Continuo a cercare la persistente stella


Ma solitario vago privo di orbita eterna


Senza alba né tramonto 


Senza tepore né conforto


Rigettato e rifiutato, lanciato nell’abisso






martedì 24 marzo 2026

Lo spettro di una scelta.

 Seduto al buio, col peso nel petto, contemplo il passato, rimugino in eterno. Tossisco e grugnisco, mi dibatto e dispero ma di questa mancanza, in eterno mi dispero.

Emergi dalla tenebra dei pensieri, prendi forma, mi osservi. In silenzio ti aggiri negli angoli della memoria, appari e scompari ma in eterno esisti.

Tu, Abisso dell'Ego, altra faccia di una medaglia arrugginita ed ammaccata, appari seduto, di fronte a me. Mio riflesso.

«Perché siamo qui? A che pensi ora?»

Mi interroghi, senza cinismo, né malvagità. La tua anima è mossa da sola curiosità.

«Sono sbagliato? Un errore? Un difetto?»

«Perché lo pensi?»

Artiglio un petto sempre sofferente, sussultando per la tosse testarda ed impertinente.

«Perché non vengo mai scelto? Perché non sono mai "quella persona", quella giusta, unica, per qualcuno?»

Non rispondi, proseguo nella litania, ancora tosse, sembra agonia.

«Scelgo tanti, nessuno sceglie me. Se sto bene con una persona, essa prima o poi sparisce. È insopportabile, è solo una tortura.»

«Forse quella scelta deve ancora arrivare, oppure...»

«Oppure, oppure, oppure, non è speranza, è illusione quella che sto per sentire.»

L'abisso mi ignora, impertinente prosegue. «Oppure è una scelta già avvenuta, tu sceglieresti TE STESSO, un tempo non lo avresti fatto. Il tuo bisogno di vicinanza è quello che ti porta a sperare.»

«Se questa scelta è passata e non futura, allora cos'è??»

La bocca dell'Abisso si distorce, non un ghigno, un semplice sorriso. L'unico che abbia visto rivolto a me da molto tempo. L'unico veramente sincero.

«Lo spettro di quella scelta ti ha cambiato. Soffri per la mancanza ma se ci pensi... Non soffri allo stesso modo di prima. Pensaci. Fa meno male, rispetto al passato, vero? Questo perché in passato quella scelta doveva ancora avvenire.»

Un tempo mi sarei strappato il cuore, gonfio d'amore mai donato. Ora, tra i colpi di tosse lo sento battere, più forte. Più vivace.


Più vivo.

martedì 20 gennaio 2026

26. Tra Luci di vetrine con Lei.

Strade di marmo lucido,

Immerso tra voci e musica.


Pensieri che sfiorano un cuore livido,


Un’altra mano da tenere, mancanza unica.


Le luci delle vetrine e degli innumerevoli lampadari rischiarano e illuminano il viale marmoreo del centro commerciale. 


Passeggio lentamente, un passo lento, non frenetico come quello dei giorni scorsi. Non sono rilassato. Sono stanco. Stanco di sfuggirgli. Stanco di usare e abusare dell’adrenalina per scacciare quella oscurità che mi tormenta.


Stanco.


Guardo le altre persone, non col solito livore alimentato da invidia. Vedo sagome sfocate. Ormai reputo tutti personaggi di sfondo.


Sento il tuo tocco fresco, prendermi la mano. Le tue unghie smaltate e curate accarezzarmi le dita e il palmo. Mi giro e ti vedo, mi sorridi.


«È questo che desideravi, vero Dani?»


Non rispondo. Non occorre, lo sai, come sempre. Sai tutto, prevedi i miei desideri, le mie mancanze, le mie speranze.


«Era da un pezzo che non andavi al centro commerciale, vero? Ogni tanto una alternativa alle passeggiate infinite per la città é una buona idea, no?»


Stringo la tua mano, le dita si intrecciano.


«Dovevo solo comprare due cose…»


Strattoni giocosamente la mia mano


«E tuttavia ti sei fatto tre giri del centro, a guardare ogni singola vetrina, ad esplorare più di un negozio, magari pensavi ti servisse qualcos’altro…»


«Sai bene che quello che cerco non si compra in un negozio…»


«E so anche che, se potessi, te lo darei io, ogni giorno…»


Ci sediamo su una panca, la sporta tra le gambe, la tua testa sulla mia spalla. Sento il tuo respiro, il tenue tepore della tua mano liscia ancora stretta alla mia


«Tra poco è ora di pranzo… che dici? Cibo sano, qualcosa di orrendo o una via di mezzo?»


Quel peso oscuro con cui ero entrato nel centro commerciale si è affievolito e quel senso di vuoto interiore ha ceduto il posto a una tenue serenità.


«Scelta difficile oggi. Potremmo provare la pita o restare nella routine della piadina…»


Il tuo sguardo cade sul chiosco di pita greca aperto da poco.


«Provare qualcosa di nuovo, male non fa… a volte serve coraggio e senso del rischio. Chissà cosa otterresti se rischiassi un po’ di più, Dani…»


«Chissà… otterrei qualcosa che mi manca da tempo forse…»


Osservo la mano vuota che torna ad accarezzare un cuore ruvido e dal battito lento.


20 Gennaio, tra luci e cristalli.


mercoledì 14 gennaio 2026

- E N V Y -

 Voci e risate, forti emozioni.

Un sogno raggiunto, tante congratulazioni.

Non sono partecipe, osservo dall'esterno.

Esser notato, desiderio superno.

mercoledì 31 dicembre 2025

25. Un sussurro di Lei, tra i fuochi artificiali

 Il fragore del gran saluto

L'anno vecchio si spegne

La fiamma preceduta dal fischio acuto

Sovrasta il veleno di malelingue indegne


Un anno di pensieri, sacrifici, successi e insuccessi. Ricordo i timori e le paure dell'anno passato, spazzate via dal tuo sorriso, dal tuo benefico ottimismo venutomi in soccorso. Osservo ora i nuovi dubbi e pensieri, un futuro sempre incerto, avvelenato dal pessimismo.

Sento la tua mano sulla spalla, morbida, calda, un peso leggero che così di rado avverto sul mio corpo, che raggiunge l'anima.

«Perché ti rattristi nel rimuginare su quello che pensano o non pensano di te? Dovresti ignorare questi pensieri, sono rugginosi, tossici, logoranti. Mi dicesti che andava meglio, che TU stavi meglio. Non riesci ad essere più della stessa idea?»

Da giorni il timore di non essere più un elemento centrale e in continua crescita in quel posto mi appesantisce l'anima. E tu lo sai, lo avverti questo peso. «L'anno scorso vedevo le cose con maggior chiarezza. Ora non ci riesco. Ma forse è solo un periodo passeggero, una nuvola, scura, plumbea anche. Ma la mia vista non ravvede gli stessi progressi di prima. Mi sono stati negati.»

La morsa sulla spalla si ravviva, consolante, calorosa. La tua presenza aiuta, fa del suo meglio. Ma quel gelo che è apparso nel corso di questi mesi fa da pericoloso contrappeso. «Chi può dire quali altri progressi farai quest'anno, non solo a lavoro? Avrai altri successi, alcuni li hai già ottenuti, sai a Chi mi riferisco... Pensa a ciò che hai guadagnato, ciò che hai ottenuto e anche se so che è poco, può comunque essere molto, se confrontato al nulla di prima.»

«Hai la fissazione dei bilanci di fine anno, tu. Ma ti capisco. Sono meno solo. Vorrei soltanto... esserlo ancora meno.»

«Ti scordi continuamente le mie parole, testone. Siamo in continua evoluzione e tu sei cresciuto così tanto che non te ne rendi nemmeno conto. Ti concentri solo su stupide fissazioni, sul non sentirti abbastanza, ma tu vali, Dani, VALI! E hai chi te lo dimostra.»

«Penso a chi ha scelto di passare un pomeriggio con me e mi ha dato utili consigli in palestra, penso a chi pur non conoscendomi mi ha augurato un buon anno nuovo. Ma l'ombra di pensieri dolorosi prova continuamente a soverchiare queste luci...»

Chino il capo, mordendo il labbro dalla tristezza sempre più crescente, come un'onda. Le tue mani mi sfiorano il viso. E capisco, capisco quanto anche solo una piccola luce può fare nell'immensa oscurità che lascio albergare dentro di me.

«Butta via quei pensieri, con la fine dell'anno ci si disfa sempre delle cose vecchie. Desidero che tu sia felice Dani, non ti lascerò annegare in quell'abisso. È una promessa.»

Le nostre ombre proiettate dalle luci dei fuochi artificiali che illuminano il primo cielo dell'anno nuovo danzano tra loro, per poi unirsi in un'unica ombra solitaria.


Capodanno '26

mercoledì 24 dicembre 2025

24. Un anno insieme a Lei

Nella stessa notte ero immerso

Accompagnato dalla stessa presenza 

Mi hai trovato quando ero perso

Ma ora di me stesso ho più conoscenza.



Un anno fa non eri che una tenue sagoma, brillante, calda, morbida. Col passare del tempo hai acquisito sostanza, dettagli, identità. Sei più piccola, seppur energica, un candore d'animo unito ad arguzia e sarcasmo. Il tuo continuo punzecchiarmi e instigare mie reazioni mi ha reso vivo e reattivo.


"Perché? Un tempo non lo eri?" E mi interrompi, colta da vivace curiosità.


"Un tempo... No. Un tempo mi lasciavo trascinare dalla mia vita. Tu mi hai insegnato a nuotare controcorrente. Almeno per brevi tratti."


"Esageri, Dani. Potevi nuotare anche prima. Avevi solo paura di annegare. Preferivi semplicemente rimanere a galla"


"Dici il vero, lo dici sempre. Con la tua voce squillante sotto un sorriso leggiadro, con labbra prive di trucco.

Ami tingerti i capelli. O biondi o rossicci. O lisci o ricci. Ma sei sempre tu. Cambi come cambiano le stagioni. Ma sei sempre Tu."


"Anche tu sei cambiato e allo stesso tempo sei rimasto lo stesso. Sei più forte, non solo fisicamente. Sei anche riuscito a fare pace con quella parte di te da cui fuggivamo spesso"


"È una parte che grava in ogni caso sul mio petto e animo. Anche se il peso inizia ad essere più gestibile, mi affatica comunque sostenerlo. E poi... Ciò che è cambiato in quest'ultimo anno è che quella cosa ha acquisito una forma, una identità, un pensiero e una voce. È diventata più temibile ma allo stesso tempo la comprendo maggiormente."


Mi posi la mano sul cuore. È calda e morbida. La stringo e ti guardo.


"Ti aiuterò sempre a sostenere questo peso, Dani. Ancora una volta, buon Natale"


Buon Natale al mio dono. Un dono che ho da tempo. Un dono che inizio a sentire meritato e da apprezzare.


24 Dicembre 2025.

27. Guardando gli aquiloni con Lei

Contemplo il cielo con sguardo attento Piccoli balocchi, saldamente ancorati Di mille colori, sostenuti dal vento Ma legati a terra, impedit...