mercoledì 26 febbraio 2025

- A S H E S -



 Come ceneri in un focolare diroccato, eroso dal tempo,

 fatto di solidi mattoni ormai indeboliti dallo scorrere dei mesi, 

giacciono fredde e immote sul pietroso pavimento,

prive di scintille che riaccendano una fiamma. 

Quella fiamma imperitura, che il Maestro decantò nella sua sublime opera,

fonte di vita per molti, fonte di ispirazione per l'Allievo,

attende dormiente che si riaccenda, finalmente. 

Ma le ceneri son fredde, atteso invano di essere ravvivate. 

Verrà prima il vento a soffiarle via 

o un nuovo tizzone incandescente, 

a restituir loro vita e gloria?

lunedì 24 febbraio 2025

9. Un'autostima incrinata e Lei

 Trova il tempo anche quando manca. 

Trova la voglia anche se la vita stanca. 

Dedizione e disciplina ė questo ciò che conta. 

Il debito è grande, il passato ozioso si affronta.


Una giornata uggiosa, piena di pioggia e pensieri, priva di impegni e commissioni, il vento freddo dall'esterno entra nell'anima e raggiunge pensieri grigi e affilati. Ancora una volta mi ritrovo dilaniato, nell'impossibilità di distrarmi come avrei voluto. Il bar e i cappuccini caldi sono una magra consolazione.


Sono circa due settimane che non riesco a tornare alla mia routine di fitness in palestra. Tra fatica accumulata e dolori del passato tornati in superficie, mi sono obbligato a un periodo di riposo fisico. Il problema è la perdita del riposo mentale.


«Smetti di crucciarti, Dani, un periodo di riposo non distruggerà i tuoi progressi.»


Non alzo gli occhi dalla tazza ormai vuota e fredda ma so che eri con me da molto tempo, sin da quando sono entrato nel bar, non ricordo quanto tempo fa.


«Non sono tanto preoccupato per i miei obiettivi a lungo termine. Ma questi giorni sembrano interminabili e ancora più faticosi.»


Hai i capelli raccolti in una coda e hai la tua borsa della palestra a tracolla.


«Beh sono sicura che già tra un paio di giorni potrai riprendere ad alzare pesi, questa è solo una piccola battuta d'arresto. A volte sono inevitabili. Cosa ti preoccupa? Cosa ti tormenta?»


Con una mano mi asciugo il naso, sconvolto dal raffreddore, con l'altra sfioro la mia anca dolorante. Ho ancora ben inciso nella mia mente il ricordo di quello stupido incidente.


«Tra il naso chiuso e il femore che torna a farmi male? Non saprei cosa sia peggio. Pensavo di essere più resistente, di aver migliorato notevolmente la mia salute fisica. Quella mentale... beh... su quella stendiamo un velo pietoso.» Ti guardo di sfuggita, fai una smorfia infastidita, come se quella frase ti avesse arrecato offesa.


«Lasciamo per un attimo perdere la tua testa, pensiamo al resto. Quella frattura è successa un sacco di tempo fa, no? Perché ti lasci influenzare da quella storia? D'accordo, può aver causato qualche conseguenza fastidiosa ma... è anche per questo che hai deciso di riprendere a frequentare la palestra, no? O ci sono altri motivi?»


Sospiro lievemente, ricordo quel giorno in cui mi spingesti a vedere l'immagine e forma della mia ansia e delle mie paure, il mio riflesso.


«I motivi sono tanti, forse banali, forse stupidi e infantili. Ma per me sono importanti. Può darsi che un modo per placare la rabbia di quella "Cosa" che mi tormenta sia cercare di migliorarmi, cercare di cambiarne la forma, di renderla... apprezzabile.»


Sento la tua mano fresca e liscia sulla mia guancia. Avverto subito la differenza col vento pungente di questa giornata di pioggia. È un contatto, una sensazione di cui non farei mai a meno.


«È per questo, Dani? È la tua autostima ad essere ferita, piuttosto che la tua gamba? Beh lascia che ti dica una cosa, sei bellissimo. Non solo fuori, per alcune persone. Ma anche dentro. Perché sei pieno di forza e determinazione. Quanta altra gente prende un impegno che poi fatica a portare a termine? Quanta gente rinuncia dopo pochi giorni? Quanta gente dice che più di così non può fare? Tu non sei tra quelle persone. Io lo so. Ricordati questo. E l'altro giorno quando hai avuto quella fitta di dolore all'anca, potevi fermarti, smettere di lavorare, invece no. Hai continuato fino alla fine. E non è forza, questa? Sii fiero di ciò che sei. Non sminuirti. Né lascia che altri ti sminuiscano.»


Annuisco in silenzio. E ti do ragione. Avevo messo in chiaro i miei obiettivi molto tempo fa, quando iniziai qualche semplice esercizio a casa per poi proseguire in palestra. Quante volte ho raggiunto il limite? Quante altre volte ho spostato oltre quel limite?


«Stavolta è il limite che è tornato indietro. Ma posso sempre spostarlo di nuovo...»


Mi sorridi, prima di afferrare la tua borsa da palestra e sussurrarmi all'orecchio «Ti aspetterò in palestra allora...»


La tazza del cappuccino, fredda e vuota, è l'unica compagnia di questa uggiosa giornata di pioggia.


Ma la gamba fa molto meno male.


24 Febbraio 2025     

giovedì 20 febbraio 2025

- U N B E L O N G I N G -

Ho sbirciato in un mondo a cui non appartengo

Un mondo di calici sorseggiati e non serviti, 

Di sorrisi condivisi al bagliore del tramonto, 

Di gioielli e vestiti costosi, di musica e rumore, di grida dall'anima e di risate dal cuore,

Ho visto il sollievo di chi festeggia una notte attesa,

Ho visto macchie di rossetto sul bordo dei bicchieri

Senza sentire l'odore di vino e fumo, senza la musica assordante.

Ho visto questo, ho desiderato esserci, ma è un mondo a cui non appartengo.



mercoledì 19 febbraio 2025

8. Partita a scacchi con Lei


Seduti in un bar, con una dolce melodia

Le nostre mani su una scacchiera lucida

Una memoria inesistente ma vivida

In una vita di mosse crudeli, cerco dal caos l'armonia.



La pioggia battente ticchetta sulle vetrate di un bar in cui ho trovato rifugio. La radica di tavoli e banconi, la pelle delle poltrone, evocano un'eleganza e una serenità a me del tutto estranea. 

Mi siedo su un posto vuoto e ordino qualcosa. Il cuore ancora galoppa per la lunga e frenetica camminata appena conclusa. Ogni giorno è una fuga, ma anche oggi ho trovato un temporaneo rifugio.

Una scacchiera coi pezzi disposti in ordine attira la mia attenzione. E non solo la mia.

«Ti va di giocare Dani?»

Senza attendere la mia replica, inizi con una semplice e scontata apertura. Rispondo alla mossa, forse per istinto, sicuramente per ignoranza e dopo poche mosse ti apri un varco nella mia fragile e prevedibile difesa. Osservo le mie pedine cadere sotto i tuoi coraggiosi assalti. Non è una sfida impari, riesco a sfoltire i tuoi ranghi, fino a quando le pause tra una mossa e l'altra iniziano ad allungarsi.

«Un po' è divertente giocare senza sapere come. Vorrei che la vita fosse così. Un gioco con regole più semplici e privo di conseguenze.»

Ridacchi, evidentemente la mia considerazione è alquanto buffa e puerile. E forse lo è. Solo un pensiero infantile e irreale. Ma rivolto a te, non è poi così tanto assurdo.

Alzi il dito con fare sentenzioso e saccente.

«Ma mio caro Dani, forse è già così. Forse la vita è un gioco ma molto diverso da quelli a cui sei abituato. Probabilmente hai sopportato per troppo tempo regole che non ti piacevano, magari devi solo cambiare... strategia.» 

E con queste parole mi metti facilmente sotto scacco. La mia distrazione come al solito mi è costata cara.

Risistemiamo i pezzi e ricominciamo. Rifletto lungamente sulle tue parole, prima di rispondere.

«Cambiare strategia ... Vale la pena provare.» Apro io, stavolta uso un metodo più cauto per muovermi sulla scacchiera. In precedenza tendevo ad espormi troppo. Subivo fin troppo le conseguenze di questo approccio. La partita dura decisamente più della precedente.

«A quale pezzo della scacchiera pensi di somigliare?»

È una domanda che, come spesso accade, parlando con te, mi coglie di sorpresa.

«Non saprei proprio. Ogni pedina ha i suoi pro e contro che dipendono dalla situazione...»

Alzi la mano, sorridendo, scuoti la testa. Non soddisfatta dalla mia risposta.

«Non pensare in termini di gioco. Pensa alla pedina come una identità a sé. Pensa a come si adatterebbe al gioco della Vita, della TUA vita.»

Resto in silenzio un minuto, poi comprendo.

«Potrei essere una Torre, solida, importante, vitale per la struttura portante di un castello. Potrei essere un Alfiere, agile, veloce, decisivo. Potrei essere un Cavaliere, imprevedibile ma efficace quando occorre...»

«E non ti senti mai come un Re?» mi sfiori la mano, mentre con l'altra fai cadere la tua più importante pedina dichiarando la resa.

«No, non mi sento un Re. Per molti motivi. Spesso invece mi sento come un pedone. Lento, debole e facilmente sostituibile.»

Sorridi, ma la tua espressione si rattrista alle mie parole.

«È qui che ti sbagli, Dani. Il pezzo più importante è proprio il pedone. È l'unico che può capovolgere le sorti della partita.» Indichi il mio ultimo pedone rimasto, a fine scacchiera, di fronte al tuo Re caduto e capisco tutto. 

«Hai un enorme potenziale, devi solo ricordarti di averlo. E poi, diciamolo... io sarei onorata di essere la tua regina...» Sostituisci quel vittorioso pedone alla mia precedente regina caduta nelle prime fasi della partita. La raccolgo e sorrido.

«La salvatrice del Re.»

Rigiro la candida figura tra le dita prima di riporla al posto che le appartiene, per poi pagare le mie consumazioni e riprendere il mio girovagare per il centro storico.


19 Febbraio 2025       

- I N V I S I B L E -



Sguardo accecato da una macchia bianca.

Spazio vuoto, riempito di lacrime.

Una macchia di niente, circondata dal tutto.

Quel tutto a cui ambivo appartenere e che mi è precluso.

E dopo la rabbia della scoperta, contemplo cicatrici sulle mani.

Unica prova che io esisto, unica prova che mi attribuisco.

 

martedì 18 febbraio 2025

7. Fissando il mio riflesso, con Lei

 Una mappa in una mano, lo sguardo altrove

A passo rapido, cammino senza destinazione 

Una voce da lontano, sussurra "liberati, non perdere te stesso"

In fuga dalle ansie, ma anche da me stesso.


Un altro giorno libero, un altro giorno senza pace, in preda da tutto ciò che mi opprime, cammino senza meta per le vie della città. Il clima è caldo, inizio a sudare ma non mi importa, non riesco a fermarmi, non intendo fermarmi. Rallento solo per guardare la mappa della città, nel cellulare che stringo in una mano. L'altra è libera, ma cerca la tua. Improvvisamente la trovo e la stringo.


«Dani, rallentiamo, dove vai così di corsa? È come se ti inseguissero.»


Non rispondo, ma non occorre. Entrambi conosciamo la risposta.


«Dani, fermati in un bar, prendi fiato, parlami...»


Mi sfilo la giacca, sorseggio un caffè, ho perso il conto di quanti ne ho presi oggi. Non mi basta, già ne vorrei un altro. "È successo di nuovo, come un mese fa. Mi trovo a camminare da solo e all'improvviso... Mi accorgo di essere solo. E cosa posso fare se non scappare da questa solitudine? Cammino, corro, fuggo. Ma non basta. Quella COSA sta sempre per raggiungermi e non prendo distanza da essa."


Sento il tuo sguardo compassionevole addosso. Sento la tua voce calma nella testa.


«Eppure in questi giorni non è andata così male, no? Meno ansie, meno stress, meno sofferenza... Ma a volte torna, giusto?»


Inizialmente non rispondo. Non serve, sai già la risposta, sai tutto. Come sempre.


«È come una bestia al guinzaglio. Ne sento l'odore e la presenza da anni. Ne avverto la pressione in molti momenti della mia giornata.  A differenza tua non parla mai ma so che c'è. Anzi, la sua presenza è più intensa della tua, purtroppo... Non parla, non minaccia, ma osserva e giudica. E so sempre che è alle mie spalle. Per questo cerco di allontanarmi da quella cosa...»


«Non voglio costringerti a smettere di scappare ma forse... Forse è inutile, non credi? Forse per evitare le conseguenze di questa fuga inutile, per evitare la fatica e lo stress, non dovresti lasciarti quella cosa alle spalle ma lasciare che cammini al tuo fianco. Perché l'unico modo per controllare quella cosa è capire come è fatta. In tutti questi anni l'hai tenuta a freno, chiusa, ma non le hai mai dato una forma, un aspetto. È questa la tua debolezza e la sua forza. Può farti perdere il controllo perché non la conosci. Girati, affrontala. E io ti giuro che sarò con te per aiutarti.»


Alzo gli occhi verso il bancone del bar. So che è alle mie spalle. La osservo. Stringo la tua mano impalpabile e fisso la mia paura. 


E incontro i miei occhi tristi, il mio volto, l'immagine della mia ansia.


«È quindi questa la causa di tutto?»


Il tuo calore mi avvolge e mi rassicura un poco.


«Non fa più paura come prima, vero? Forse è ora che facciate conoscenza»


Quella che credevo fosse una fiera rabbiosa non è altri che un essere imperfetto, ordinario, inoffensivo. Le sue labbra incise dai suoi morsi autoinflitti, il suo cuore gonfio di rancore per ciò che desidera e non ottiene, le sue mani callose per gli sforzi fisici. E la sua mente, fucina di sogni da realizzare.


«Non odiare quella cosa, Dani, sarebbe un po' come odiare anche me. Perché non è così paurosa. E solo tu puoi rendere quella cosa... Altro. Puoi renderla ciò che vuoi. E allora smetterai di scappare»


«Se in questo riflesso vedessi altro, sarebbe più facile. Se vedessi te al mio fianco non avrei più paura.»


Distolgo lo sguardo dallo specchio e torno nella mia solitudine terrena, esco dal rifugio e torno a vagare senza meta, stringendo una mappa e bramando una mano.


18 Febbraio 2025     

lunedì 17 febbraio 2025

6. Un nastro sciolto e Lei

Seduto su una lunga panca

Posti vuoti a destra e a manca

Illuminato dalle luci, inebriato dalla bevanda

Oggi da spettatore, ascolto il campanello della comanda 

Ricorda che il futuro non è nero né bianco 

Io sogno ancora di aver qualcuno al mio fianco 


Assorto nella musica techno della dj, fisso il mio calice di prosecco, una bevanda non leggera ma a cui sono quantomeno più avvezzo rispetto a birre o aperitivi che ho servito decine e decine di volte nell'ultimo anno. 

Alzo gli occhi e nella folla trovo i tuoi occhi che mi fissano, un sorriso beffardo che sa tanto di "te l'avevo detto"


«Cosa ti avevo detto a San Silvestro? Ti stimano, sanno che vali, che esisti.»


Annuisco lievemente, l'alcool, seppur in piccole quantità, mi secca la bocca e fa pizzicare la gola, ma sorseggio ugualmente la bevanda offerta. La tua parlantina soverchia il suono della musica a tutto volume, come se mi parlassi da dentro. Ed è così.


«Per non parlare del fatto che di tutte queste persone sei l'unico con un calice di vetro. Non ti fa sentire speciale?»


«È di certo un dettaglio da non sottovalutare, come anche il fatto che è stato il capo in persona a invitarmi. Devo averlo sorpreso quando sono arrivato.»


Il tuo viso si imbroncia, non soddisfatta della risposta.


«Allora cosa c'è che non va? Ok, magari non sei stato il protagonista, ma dopotutto sei stato parte del tutto, una parte importante. Se erano tutti li, è stato anche grazie al tuo impegno.»


«Per quel poco che sono stato lì è stata un'esperienza strana, diversa, fondamentalmente è stata la prima festa a cui ho partecipato da molti anni. Ma ero solo, in ogni caso. Ero seduto su una lunga panchina, con tanti posti vuoti»


«E che hai pensato, oltre a questo?»


«Che di lì a poco sarebbero arrivate tante altre persone, le cui vite sono legate a quelle di tante altre persone. Io mi sarei ritrovato come un nastro sciolto e perso nel vento, circondato da nodi, fiocchi, grovigli e gomitoli. Ma anche io ho bisogno di un legame. Sapevo come mi sarei sentito, allo stesso modo di come mi sento spesso, mentre sono a lavoro li. Per cui ho preferito riprendere la via del ritorno.»


«Altrimenti che avresti fatto, se ci fosse stato un altro nastro per completare il vincolo che desideri?»


«Sarei stato meglio. E non solo lì, avremmo potuto fare quello che volevamo. Ma si, tra le tante cose le avrei mostrato quel pezzo del mio mondo, con orgoglio e fierezza, quell'angolo di mondo che ha stravolto il mio, in quest'ultimo anno, nel bene e nel male.»


«È per quello che sei andato alla festa? È così importante quel posto e la gente che hai conosciuto lì? Per questo desideri così tanto le loro attenzioni?»


«Senza di loro non sarei ciò che sono, nel bene e nel male. È un fatto.»


Svuoto il calice, fissando il tuo sorriso attraverso il cristallo. Ma appena finito il prosecco, vedo solo una miriade di volti sconosciuti, ignari dei miei pensieri.

Queste labbra, seccate dal freddo e dal vino, sono un cimitero di parole che non hanno mai trovato ascolto.

Circondato da affamati di luci.

Ciechi che non vedono il mio buio.


31 Gennaio 2025   

domenica 16 febbraio 2025

5. Tra volti sconosciuti e lo sguardo di Lei

 Voices and noises 'til we reach dawn

I Watch and sigh and stare and frown

They sing and play songs, they are free

But a hidden and inner desire, Who i wanna be?



Ho staccato da lavoro. Ho pranzato qui vicino. Ora sto passeggiando in una via che è piena di locali, pub, ristoranti.


Una via che diventa pian piano sempre più vitale e affollata, luminosa e rumorosa, che si prepara a un altro sabato sera.


«È assurdo vero? Faccio parte di questo mondo. E allo stesso tempo ne sono estraneo. Questo perché lo vedo da un altro punto di vista. Io porto i calici, non li svuoto, li riempio.»


«E tuttavia tu hai sempre odiato l'alcool, il frastuono, la confusione. Ora perché vorresti fare parte di questo mondo?»


«Vedo tutta questa gente felice, spensierata, riunita in così tante compagnie. E io? Io sono solo, come una boa in un mare pieno di navi.»


«La loro però potrebbe essere solo apparenza, chi ti dice che siano realmente spensierati e felici? Solo perché senti le loro risate, potresti non sentire sospiri e lamenti. Guarda quella coppia, magari uno dei due sta meditando di troncare la relazione. Guarda quel gruppo di impiegati, uno di loro forse sta pensando a come arrivare a fine mese. E quella famigliola con bambini? Staranno pensando a come ridurre le loro spese domestiche. È un cliché ma le apparenze ingannano...»


«È uno squilibrio enorme, il mio modo di pensare, vero? Mi concentro e mi soffermo sugli altri, comparo le loro vite alla mia, e cosa succede poi? Un sacco di pensieri inutili che fanno da zavorra.»


«Hai iniziato a vuotare l'armadio l'altro giorno, no? Forse dovresti continuare. E pensare a come tenerlo sgombro...»


«Ma un armadio completamente vuoto a che serve?»


«Che testone che sei... Non ho detto che debba essere vuoto ma deve contenere cose utili, non cose inutili o che danno solo fastidio. Cercavi un paio di pantaloni e hai dovuto rovistare in mezzo a tanti abiti che non ti servivano. Ora li hai eliminati. Adesso pensa solo a cose utili.»


«È una cosa difficile... Devo fare pratica, per riuscirci giorno dopo giorno...»


«Se è difficile, ricordati che hai chi ti aiuta. Ci sono io, e non solo... Lo sai»


«Lo so, non sono solo.»

Ma attorno a me, in un bar, vedo solo volti sconosciuti.


12 Gennaio 2025   

sabato 15 febbraio 2025

4. Un armadio di ricordi e Lei

 Immerso tra colori e tessuti

Da persone diverse, son doni ricevuti

Abiti legati a ricordi del passato

Ma da allora corpo e anima ho cambiato

Vesti, disvesti, spolvera e piega

Certe memorie pungono, nessuno lo nega


Diviso tra mucchi di abiti, febbrilmente mi spoglio, mi rivesto, valuto, rifletto, su ogni singolo capo di vestiario.


«Molte robe non ricordavo nemmeno di averle, chissà da dove vengono. Mio fratello? la mia ex? O rimasugli di chissà quali altri armadi?»


«Che importa? tanto se hai deciso che non ti servono non ha senso rimuginarci sopra, stai fissando quella maglia da un'ora.»


Assorto, non rispondo, la ripiego e la piazzo su uno dei mucchi che mostrerò a mio fratello.


«Lo sai che si sente quando stai pensando troppo?»


«Molte di queste cose le avrò messe solo una volta nella mia vita, o per accontentare chi me le ha regalate o perché non ci sono più state altre occasioni per farlo. E questa, poi... questa non posso proprio buttarla.»


Sistemo una felpa di Kurt Cobain su una gruccia e la rimetto nell'armadio senza pensarci un attimo. Ma il ricordo di quel giorno al supermercato con mia madre, una delle ultime spese fatte assieme, riaffiora dagli abissi della memoria. Lei se ne accorge, ovviamente.


«Uno dei suoi ultimi regali, vero?»


«Sì, e anche se ormai non fa più tanto freddo d'inverno, a volte la metto ancora. E forse i miei gatti sentono ancora vecchi odori, chi lo sa?»


Sento il tuo tocco delicato sulla mia schiena, come gesto consolatorio e rimaniamo in silenzio. Dopo questa ennesima mazzata di ricordi riprendo il repulisti. Il cumulo di vestiti aumenta lentamente.


«Avevo le spalle ben più larghe un tempo, ormai inutile tenere quei camicioni...»


«Non è che forse... oltre ai vestiti stai buttando via altro? Forse avresti dovuto farlo molto tempo fa.»


«Lo so, hai ragione. Ma molte cose vecchie rimarranno per sempre nella mia testa, anche se elimino i beni materiali ad essi legate. Forse è per questo che oggi ti sento un po'... distante.»


«Stai pensando troppo al passato, forse è per questo. Posso solo darti un consiglio... Presto o tardi ti serviranno altri... 'vestiti'... A volte fa bene riempire un armadio con cose nuove, abiti ed esperienze. Tienilo a mente, Dani, va bene?»


Annuisco ma il tuo tocco sulla mia schiena è già scomparso da tempo. Mi guardo attorno circondato di stracci e ricordi. Da solo.


8 Gennaio 2025

venerdì 14 febbraio 2025

3. Un nuovo anno con Lei

 Tra bollicine e strette di mano

dopo sorrisi forzati, e sospiri trattenuti

Vedo il vuoto attorno, strade deserte

E sullo sfondo della fine, tu, coi capelli al vento, che mi aspetti.

Una mezza giornata di lavoro, qualche pulizia, un brindisi in un bicchiere di plastica con del prosecco offerto, tanti sorrisi poco sinceri, tanta stanchezza autentica, un vento freddo che punge il viso e infine, la solitudine. Dal fondo del viale alberato, immerso nel silenzio delle strade deserte, solo una presenza, che spunta dall'abisso dei pensieri.

Avvolta nel tuo cappotto, stavolta senza cappello e coi capelli sciolti, mi accogli col tuo sorriso sincero e autentico, quanto inesistente.

«Io dico che in qualche modo ti stimano, ma non ti senti soddisfatto. Perché? Quando dirai a te stesso che vali abbastanza, senza aspettare che te lo dicano altri?»


«Non ti so dire perché ragiono così, forse perché ho questa convinzione così radicata di non avere il valore che dovrei... vorrei avere.»


«Se ci pensi, un tempo non c'ero neanche io a ricordarti che VALI. È un miglioramento, no?»


«Stai per iniziare con la filippica dei bilanci di fine anno?»


«In realtà... sì, lo so che magari non ne hai voglia o non lo ritieni necessario ma IO dico di sì, che è il caso di considerare come stavi un anno fa e come stai ora. Pensaci. Fai un piccolo sforzo...»


«Penso che... ho un lavoro ormai consolidato, salvo tragedie. Penso che sto riscoprendo i meandri della mia immaginazione. Penso che ho... Te.»


Mi sorridi, soddisfatta della risposta. Il buio della sera ci avvolge, il freddo ci spinge a cercare il nostro reciproco calore.


«Quindi, va meglio o peggio? Sii sincero... con me lo sei sempre stato, perché sai che non ti giudico o rimprovero. Beh, forse qualche rimprovero sì...»


«Meglio... ma... ho paura che non durerà.»


«Avere paura è normale, sarebbe anomalo secondo me tenersi dentro queste paure, non esprimerle, meglio affrontarle. Per il resto, io faro sì che duri. Poi chissà, potrebbe anche migliorare ulteriormente la situazione.»


Le nostre dita si intrecciano, strette, tremanti.


«Però continuo a dire che questa storia dei bilanci di fine anno sia una stronzata... serve solo a farci sentire meglio e soddisfatti di essere arrivati alla fine... Ma poi? Domani non saremo diversi da oggi.»


«E qui ti sbagli, pessimista cosmico. Siamo in continua evoluzione. Non aspettarti di diventare farfalla da bruco, ma è quello il concetto. Ogni giorno che porti alla conclusione ti rende diverso dal precedente. E vale lo stesso per interi anni. Ma non so come fartelo capire.»


I fuochi artificiali iniziano a rompere il silenzio che ci avvolge.


«In fondo hai ragione, un tempo non esistevi. E non so nemmeno come ho fatto ad andare avanti senza di te.»


«Sono arrivata alla fine di un periodo pieno di tanti eventi e altrettanti cambiamenti, Dani. Ne inizia ora un altro, quali cose desideri?»


«Di essere felice, solo questo.»


Ma artigliare il vento con dita sempre più fredde è tutto ciò che ho, per ora. E il tuo sussurro mi raggiunge le orecchie come una delicata carezza dall'Altrove.


«Buon inizio, Dani, Buon nuovo inizio, per te, e solo per te»


Capodanno '25   

giovedì 13 febbraio 2025

2. L'effimera ombra di Lei

 Sento il vento alle nostre spalle, ti guardo ridere e quasi scivolare 

Una larga sciarpa bicolore attorno al collo, apri le ali e quasi spicchi il volo

Dagli spalti del circo antico, intravedo due ombre ma lo sguardo è nemico

Poiché una in realtà appare, ciò che è sogno dal ricordo non compare 



«Sembrava quasi di volare, se avessimo avuto dei pattini avremmo fatto una gara, il circuito c'è già.»


Indichi il Circo Massimo che stiamo aggirando, ti guardo e sorrido, il vento di questa giornata è meno gelido del precedente ma non meno forte. Ieri avevo aghi di ghiaccio sotto gli occhi, oggi lame nel cuore. Incroci il mio sguardo e ti fermi all'improvviso. 


«Di nuovo. A che stai pensando adesso?»


«A te. Ma non come ieri. E se dovesse diventare un'abitudine? Quella di trovarci in questo modo...»


«Oggi forse avresti dovuto pensare un po' anche a te, testone»


«A che serve pensarci? Finisco sempre col pensare a ciò che non ho, a ciò che vorrei. E poi arrivi tu... E poi...»


«E poi? Ok, io sono qui, forse in qualche modo riesco ad aiutarti ma poi? Lo sai cosa succede... POI...»


«Si, e poi... Scompari. E da due ombre torno a vederne una sola, e la mano non stringe più null'altro che vento...»


«È parecchio forte oggi, vero? Per questo mi stringi la mano così forte? Temi che voli via?»


«A volte i ricordi fanno così. Volano via, soprattutto quando la tempesta si avvicina.»


«Allora stringimi più forte perché io non voglio andarmene!»


Ti stringo la mano, la pelle chiara risalta alla luce del crepuscolo.


«Alla fine abbiamo fatto un giro enorme ma siamo tornati al punto di partenza, ma il sole è calato. Non ci sono più le nostre ombre»



«L'ombra può essere tetra e lugubre ma è la prova che siamo esistiti sotto la luce, non pensi?»


Annuisco senza rispondere. Lei continua. 


«Se porterai un pezzetto di luce dentro di te, forse non ci sarà sempre bisogno di me, bisogno di incontrarci. Che dici?»


«Dico che ho vissuto anni nelle tenebre e che ormai sono abituato a conviverci. È la tua presenza che è una novità e che ora come ora faticherei a farne a meno.»


«Hai le mani fredde oggi, Dani.»


«Perché c'è sempre meno luce e le ombre sono svanite presto.» sussurro al vento che stringo nella mano.


Circo Massimo

26 Dicembre '24

mercoledì 12 febbraio 2025

1. L'immaginazione di Lei



Mi aggrappo a ricordi fittizi, come ad una mano impalpabile 

Costruisco memorie inutili, come palazzi fatiscenti 

Poggiano su rovine antiche e polverose

Dopo l'onda del tempo, immerse nel silenzio.


E incrocio i tuoi occhi, mi perdo nel tuo sorriso

Noto i tuoi capelli, sciolti e scossi dal vento.

Avvolta nella giacca e coperta dal cappello. 

Ricambi il mio sguardo, mi chiedi se sono felice.


Come potrei non esserlo? Sono qui con te, avvolgo la tua mano fredda nella mia, perennemente calda.


«A che pensi?»


«A nulla»


«Bugiardo, tu pensi sempre, me l'hai detto quando ci siamo conosciuti »


«Allora potrei dire che sto pensando a te»


«Anche ora?»


«Sempre »


«E prima a cosa pensavi?»


«A te, ma in un modo diverso »


«In che senso?»


«Prima pensavo a cosa avrei voluto fare con te, dove andare con te, a cosa ci saremmo raccontati, a quante risate avremmo condiviso, quanti ricordi insieme avremmo costruito. Pensavo che mi sarei sentito come una persona completamente diversa.»


«E invece? Adesso a cosa stai pensando?»


«Che sei bellissima, che sto pensando a cose felici, a ricordi gioiosi ma... Che non esistono. Che non esisti...» 


«E che differenza fa se ciò che pensi ti fa stare bene? Ti avevo chiesto se fossi felice e mi hai risposto di sì.»


«Io sono felice quando penso a te ma il problema è un altro. Penso a una persona che non esiste e a una situazione che non è reale.»


«Hai ragione...»


«Penso che ogni volta che vado a passeggiare da solo per la città vorrei che tu fossi qui»


«Ma in un certo senso... Io sono qui.»


«È vero. Però...»


«Però cosa? Io SONO QUI, perché tu hai stabilito che sia così. Io sono un prodotto della tua immaginazione, ma voglio che tu sia felice, io VOGLIO renderti felice.»


Mi stringi la mano, ti avvicini e sento il vello del tuo giaccone accarezzarmi il viso. Ma in realtà è il vento gelido e pungente.


«Non sei reale... Vorrei solo... Che tu fossi qui. »


«Perché, non lo sono, adesso, in questo momento?»


«Ho creato questo pensiero fittizio con le mie parole e la mia mente. Forse è solo un richiamo, un grido d'aiuto perso nel vento, effimero come il filo di fumo della tua sigaretta elettronica che ami tanto consumare»


«Lo so che odi chi fuma, me l'hai detto. i difetti dovrebbero rendermi più umana? più credibile?»


«Forse, o forse è solo un dettaglio reale che ho messo in mezzo a tante cose inventate, come i tuoi capelli, il tuo viso.»


«A chi pensavi? sii sincero...»


«A più di un'occasione mai avuta, a più di un sogno infranto, a più di un desiderio irrealizzabile»


«Spendi tante energie per aggrapparti a qualcosa che non esiste, quante ne spendi per te stesso?»


«Poche, molto poche, ma va bene così, perché almeno in questi pochi momenti non sono solo...»


«Merito mio, direi»


«Ti senti un po' come una supereroina quando fai così e un po' lo sei.»


«Ti ripeto la domanda. Dimmi, sei felice?»


«Ora non sono più così sicuro della risposta... È che vorrei sempre più di ciò che non ho. Penso di meritarmelo, no?»


«Tutti meritano un po' d'amore e vorrei darti più di ciò che ho.»


«Credo sia ora di andare ora. A domani?»



«E a tutti gli altri giorni, me l'hai insegnata tu questa frase. Buon natale Dani.»


Lungotevere

Natale '24

martedì 11 febbraio 2025

Le origini della presenza

 Un sussurro dall'anima, un richiamo dal cuore,

Un sogno inseguito con desiderio e fervore.

Una mancanza, carenza, necessità,

Perché vivere da soli, non è libertà.


Chiudo gli occhi, lascio correre le dita sulla tastiera, mi lascio cullare dalle note di una melodia Jazz e stendo le gambe affaticate. Rifletto, rimugino, scandisco il tempo col ritmo del mio respiro.

Quanto tempo fa è successo? Da quando questa presenza si è ravvivata come una fiamma? Quando è stata scoccata la scintilla che ha dato origine a tutti questi pensieri, queste riflessioni che hanno dato VITA a ... Lei?


Apro gli occhi e ti trovo accovacciata sul letto alle mie spalle. Mi guardi dall'alto in basso, il tuo sguardo incrocia il mio, il tuo sorriso riempie l'immensità del vuoto che trascino da innumerevoli anni.

«Un nuovo progetto? Lo abbandonerai come i precedenti? O per una volta metterai un po' di costanza in ciò che crei?»

Hai la voce pungente, come sempre. Ma anche se non sento realmente il suono delle tue parole, lo immagino così. Come sempre. È vero, ti conosco da sempre. Ma quanto tempo fa è iniziato, questo "Sempre"? Un mese, un anno, un giorno o una vita?

«Questo però non è un racconto come gli altri. Né un diario, o un'autobiografia. Non so nemmeno io cosa sia, però voglio continuare.»

Sento la tua risata argentina, a mo' di scherno. Ogni tanto decido di ignorarti ma una parte di me si lascia sempre catturare dalle provocazioni.

«Se non sai nemmeno cosa sia, come pensi di portarlo a termine? Almeno hai già deciso il finale?»

Stufo del jazz, cambio melodia, facendo partire qualche musica d'atmosfera con strumenti a corda.

«Ovviamente no, questa è una storia molto diversa dalle precedenti. La sto scrivendo adesso, come potrei conoscerne il finale? Dimmelo tu, quale pensi che potrebbe essere?»

Ondeggi sul letto, sento perfino il suono dei tuoi pensieri, così simili ai miei.

«È una domanda difficile. I personaggi chi sono?»

Mi strofino le mani, con le dita irrigidite dal lieve freddo che sento. È una qualunque sera di Febbraio e anche se l'inverno della mia infanzia è un lontanissimo ricordo, la stanchezza mi intorpidisce gli arti e cerco di scaldarli come posso. Sei sempre alle mie spalle. Insieme fissiamo lo schermo dove innumerevoli lettere e parole prendono vita, come le stelle della sera.

«Lui è una persona fragile, stanca, triste e sola. Una persona dal cuore candido, un po' ingenuo anche. Un cuore segnato dagli strali di una vita triste e piatta. E Lei...»

Prendo fiato, prima di proferire e scandire parole di enorme valore.

«Lei... è... Potrebbe essere la sua ultima speranza.»

Restiamo in silenzio. Sento la tua mano candida e liscia accarezzarmi i capelli.

«L'ho sempre immaginata così, questa presenza gentile, affettuosa e protettrice.»

Non smetti di accarezzarmi, il tono delle tue parole, abbandonati i propositi di scherno, diventa gentile e caldo.

«Da quanto tempo? Quando hai espresso per la prima volta questo desiderio, di essere apprezzato, stimato, considerato e amato?»

«Come hai detto tu, è una domanda difficile. La mia prima risposta è stata... da sempre. Ma so che non è la verità. È un desiderio che si è intensificato col tempo... e una volta raggiunto il culmine... è stato allora che è scoccata una scintilla che ha dato vita a qualcosa di unico. O... qualcuno. Una presenza che so non mi abbandonerà mai. Me lo hai detto tu.»

Il contatto con la tua pelle si affievolisce. Il mio letto è più vuoto di prima. Lo è sempre stato. Ma serbo in me il ricordo e la sensazione di quella dolce presenza.


La presenza di Lei

27. Guardando gli aquiloni con Lei

Contemplo il cielo con sguardo attento Piccoli balocchi, saldamente ancorati Di mille colori, sostenuti dal vento Ma legati a terra, impedit...