domenica 25 maggio 2025

La manifestazione dell'Abisso.

 Il suo arrivo è quasi sempre riconoscibile, prevedibile, tangibile. È come un chiodo arrugginito che si conficca nel punto più doloroso, l'anima. Il respiro si fa pesante, quasi doloroso. Ma respiro lo stesso.


Non è Lei. È qualcos'altro. Una Cosa. Una Bestia. Ferita ed affamata. Pericolosa. Si nutre di me, delle mie ansie, paure. E io stupidamente ogni volta la soddisfo, la alimento, la ravvivo.


Capita all'improvviso e mi trovo a vagare con questo ordigno conficcato nel petto, con una impugnatura ben più terribile della lama, poiché reca l'impronta della mia mano.


Scatta da un qualunque pensiero che rievoca le mie paure, le mie carenze, le mie delusioni. Delle coppiette che passeggiano, chiacchiere tra colleghi in cui non sono coinvolto, rimostranze e rimproveri, pessime prestazioni in palestra, finanche il mio riflesso nello specchio.


"Morirai da solo"


"Loro non ti sopportano, non ti rispettano, ti parlano alle spalle"


"Sei inadeguato, verrai sostituito, verrai limitato e ostacolato"


"Sei debole, brutto, mediocre, invisibile"


"Perderai tutto"


Lo spettro sussurrante e sibilante mi riempie la testa di taglienti parole, simili a minacce. Ma se fossero premonizioni?


Non posso strapparmi via dal petto questo ordigno, posso solo far sì che bruci meno la ferita.


Distrazioni, fino a tarda notte. Mentali, fisiche, qualunque cosa liberi e sbrogli la matassa nel cervello, per quanto sia difficile srotolare un gomitolo di delusioni e tristezze, accumulatisi negli anni.


Non c'è bandolo, solo un paio di forbici a portata di mano e la volontà sempre più intensa di distruggere tutto con tagli netti e dolorosi.


Il mostro frena la mia mano, significherebbe tanto la sua fine quanto la mia.


Lui in fondo vuole proteggermi e proteggere se stesso.


"Sei solo uno stupido. Continui a dare tutto te stesso per persone che non darebbero un'unghia per il tuo benessere."


Siamo circondati da persone egoiste e disinteressate.


"E quella persona? Ti riempie di complimenti, moine, apprezzamenti. Quando vuole, non quando vuoi tu. E tu hai ripreso ad essere dipendente dagli altri. E vuoi di più, sempre di più. Ti disperi ad essere solo, ad osservare le felicità altrui perché tu non ne hai. L'invidia ti divora, ti distorce, ti consuma. Diventi pregno di rancore ed odio. Ed è questo l'aspetto che traspare."


Ma è solo una persona con una propria vita. Io ne sono parte di essa.


"Lo sei davvero?"


sì, vuole incontrarmi, ci incontreremo. Quel che succederà, succederà.


"Tu sei solo un ripiego, un passatempo. Spenderai tempo ed energie per una persona che sparirà. Ammesso voglia davvero incontrarci."


Ma in palestra, oggi, è andata bene.


"E che significa? Non stai perdendo grasso, non stai prendendo peso nel modo giusto. I dolori articolari non fanno che aumentare. Raggiungerai il limite, non riuscirai a superarlo e finirai con lo scendere nuovamente di prestazioni. Ti demoralizzerai. È inutile."


Sento la testa che mi scoppia, con tutte queste voci stridule che rimbombano nelle orecchie, in una stanza vuota e silenziosa. Memore ancora del fracasso al ristorante, decido di stendermi a letto, col cuore che pompa e tuona, che risuona e lamenta. E che nonostante tutto mi tiene vivo.


2 Maggio 2025

lunedì 19 maggio 2025

18. Una ferita, curata da Lei.

 Scorre il sangue dalla ferita inferta,

La pelle si arrossa, temo sia infetta.

L'unica difesa è tenersi lontano,

Ma l'unica cura il tocco di un'altra mano.

Guardo la ferita, sfiorandola con un dito, sento la pelle gonfia e arrossata sotto il polpastrello, un lieve bruciore rimasto dopo il dolore pungente. Ma è durato relativamente poco. Rifletto su ben altre ferite ricevute ultimamente. Delusioni, sentimenti di rabbia, tristezza, abbandono, stanchezza fisica e mentale. 

La tua mano candida e fresca arriva all'improvviso, il dolore sembra così lontano e lieve ora.

«Che ti sei fatto alla mano? Sembra un taglio profondo.»

Scrollo le spalle, minimizzando. «Un foglio di carta, una spilla sporgente o altro, non so, non ricordo. È successo al lavoro...»

Sempre tenendomi la mano, poggi la testa sulla mia spalla, i tuoi capelli mi sfiorano il viso.

«E quell'altra ferita di cui non mostri i segni? Quella come te la sei procurata?»

Sai tutto, anche la mia risposta. Inutile nasconderti il mio malessere.

«È successo di nuovo. Sembrava interessata. E invece... È sparita. Di colpo. Il giorno stesso.»

Sento la tua mano stringere la mia, più forte, allo stesso tempo dolcemente.

«E ti ha fatto male? Sii sincero, Dani.»

Sospiro lievemente. «Si, non lo nego. Fa sempre male quando succede. Ma ora non più. Forse perché ho con me la cura migliore» 

«Ma non sono io la tua cura, Dani. Sei tu che stai guarendo più velocemente, con le tue forze. Io non ho fatto nulla. Non darmi meriti che non ho, soprattutto quando il merito è solo tuo. Perché stai imparando a difenderti dal dolore. A volte è inevitabile ferirsi, anche solo con un foglio di carta. Quel che è importante è imparare a rimarginare le ferite.»

«La mia piccola saggia. Però dovrò comunque mettere un cerotto...»

Osservo la mano, con la piccola ferita. La pelle sembra meno arrossata, come se non fosse più infetta.


19 Maggio 2025     

venerdì 2 maggio 2025

17. Immerso nel silenzio. E Lei?

Passano i giorni in sequenza,

Rimugino dall'alba al tramonto.

Privo della benefica presenza,

L'oscura identità presenta il conto.

Delle sofferenze e delusioni,

Delle bugie e illusioni.

Se potessi farlo me ne disferei,

Ma da questo dolore può salvarmi solo


Lei.


Il suo arrivo è quasi sempre riconoscibile, prevedibile, tangibile. È come un chiodo arrugginito che si conficca nel punto più doloroso, l'anima. Il respiro si fa pesante, quasi doloroso. Ma respiro lo stesso.

Non è Lei. È qualcos'altro. Una Cosa. Una Bestia. Ferita ed affamata. Pericolosa. Si nutre di me, delle mie ansie, paure. E io stupidamente ogni volta la soddisfo, la alimento, la ravvivo.

Capita all'improvviso e mi trovo a vagare con questo ordigno conficcato nel petto, con una impugnatura ben più terribile della lama, poiché reca l'impronta della mia mano.

Scatta da un qualunque pensiero che rievoca le mie paure, le mie carenze, le mie delusioni. Delle coppiette che passeggiano, chiacchiere tra colleghi in cui non sono coinvolto, rimostranze e rimproveri, pessime prestazioni in palestra, finanche il mio riflesso nello specchio.

...

Sento la testa che mi scoppia, con tutte queste voci stridule che rimbombano nelle orecchie, in una stanza vuota e silenziosa. Memore ancora del fracasso al ristorante, decido di stendermi a letto, col cuore che pompa e tuona, che risuona e lamenta. E che nonostante tutto mi tiene vivo.

Con gli occhi serrati, il cuore che rimbomba e la mente che rimesta, sento all'improvviso una carezza. La tua.

«Dani, che è successo? Hai avuto un incubo?»

Sospiro, senza rispondere immediatamente. La tua voce è così sbiadita, come se venisse da lontano.

«È da molto che non venivi. Pensavo fossi sparita, come tutte le altre persone.»

Di solito accogli le mie lamentele con una risatina, stavolta avverto un lieve sospiro, come se fossi stanca, spenta. Come me.

«Dani, lo sai che non me ne andrei mai, però sarò sincera, ultimamente ero piuttosto... "stanca". Non so bene come spiegarlo. Ma sono qui, comunque. Sono qui con te.»

Mi sorreggi, andiamo al bagno e mi spingi ad osservare il mio riflesso. L'unico che appare nello specchio.

«Vedi? Nonostante tutto, sei sempre tu. E ci sono anche io.»

Sento la tua carezza sulla schiena, un tocco fresco e delicato. Un po' mi ravviva, mi rafforza. È vero, lo specchio non mente, vedo un fisico imperfetto, ma ricordo il giorno che ho iniziato, ricordo il ribrezzo che provavo nel vedermi, sentimento ora modificato dal bisogno di continuare a migliorarmi con costanza. E ora la tua voce sembra più vicina.

«Sarà una lunga giornata anche oggi, temo. Ma non l'affronterai da solo, Dani.»

Annuisco con un verso appena accennato. Prima di decidere di tornare in stanza a vestirmi, scorgo nel riflesso qualcos'altro, di indistinto. Non è Lei. Era qualcos'altro. Mi arresto per guardare con maggior attenzione nello specchio. Nulla. Solo il mio corpo, non abbastanza tonico, con smagliature, pallido.

«Dani? Che succede?»

Chiudo gli occhi e scuoto la testa. «Nulla, forse è colpa dell'incubo che ho fatto stanotte.»

Rientro nella mia stanza e mi siedo sul letto. Da solo. In una stanza immersa nel silenzio.


2 Maggio 2025


27. Guardando gli aquiloni con Lei

Contemplo il cielo con sguardo attento Piccoli balocchi, saldamente ancorati Di mille colori, sostenuti dal vento Ma legati a terra, impedit...