Piccoli balocchi, saldamente ancorati
Di mille colori, sostenuti dal vento
Ma legati a terra, impediti, bloccati.
Un vento forte e tiepido, risuona nelle orecchie, mentre passeggio lentamente tra dune in pendenza, con lo sguardo perso verso l'orizzonte. Voci e risate lontane a cui non bado, mi concentro su altro, col frastuono nella testa che finalmente tace.
Cammini lentamente, alle mie spalle, intenzionata a non disturbare. Ma sento i tuoi passi, la tua presenza, il tuo lieve sorriso nato dalla mia effimera serenità di questa giornata.
Arresto il mio passo, volgendo lo sguardo al cielo e osservando il volo degli aquiloni. Una fila di piccoli balocchi colorati, figli di un'epoca remota ma mai passati di moda. Fisica che incontra la poesia e la semplicità. In un mondo sempre più tecnologico c'è ancora chi apprezza dei piccoli passatempi.
Dei piccoli aquiloni, che danzano nel vento, eppur ancorati a terra da una fune.
Ti avvicini, percependo una disarmonia nei miei pensieri.
«Che succede, Dani? Hai ripreso a pensare. È tutta la giornata che ti vedevo e sentivo tranquillo, rilassato. Ma qualcosa ti ha turbato, lo sento.»
Come un mare calmo, disturbato da una folata di vento, onde si creano, infrangendosi sulla scogliera.
«Non è nulla di serio, in realtà, riflettevo soltanto... su come le persone siano simili agli aquiloni, per certi aspetti.»
Segui il mio sguardo, i tuoi occhi chiari fissano la fila di aquiloni che volteggia nel cielo azzurro. Il tuo tono da preoccupato diviene perplesso.
«Persone, come aquiloni? Che intendi?»
Ci sediamo sulla spiaggia tiepida, giochicchiando con le dita a scavare e rimestare nella sabbia.
«Quegli aquiloni possono provare la sensazione del volo, grazie al vento, tuttavia... sono legati a terra, rimangono fermi in un posto. Cosa accadrebbe se si spezzasse la fune?»
«Beh, volerebbero via, fintanto che c'è vento! Ovvio, però...»
Annuisco, anticipando la tua conclusione «Però prima o poi precipiterebbero a terra, perché da soli non riuscirebbero a trovare la stabilità. Un ancoraggio permette loro di volare ma anche di rimanere stabili. Senza un ancoraggio, viaggerebbero dove li porta il vento ma solo per poco tempo, prima di cadere a terra, inevitabilmente.»
«E la tua conclusione quale sarebbe? Qual è la parte di questo pensiero che ha turbato la tua mente?»
«Mi chiedevo... cos'è la libertà vera e propria? Prendi me, per esempio. Fino a pochi anni fa ero a terra, letteralmente. Arrivò poi un gran cambiamento che mi fece spiccare il volo, tuttavia ho un legame, un ancoraggio che mi impedisce di volare più lontano. Col tempo questo filo che mi tiene fermo a terra, seppur in volo, potrebbe diventare ancora più stringente e limitante... E mi chiedevo...»
Prendi la mia mano, sporca di sabbia e la stringi
«Hai paura che quella fune si spezzi ma allo stesso tempo sei curioso di sapere cosa succederebbe, vero? È una paura normale, Dani, potresti sicuramente volare più lontano, potrebbe anche succedere che riusciresti a rimanere in volo o a trovare un nuovo ancoraggio, meno stringente, meno doloroso.»
Rimango in silenzio, soppesando le tue parole, confrontandole con i miei pensieri. Come sempre, si incastrano alla perfezione, suoni che diventano melodia, un tono dolce quello della tua voce che risuona nella mia testa. Accogli il mio silenzio come una risposta e prosegui: «Io ci sarò sempre, Dani, appoggerò qualunque tua decisione ma lo sai, la scelta spetta a te e soltanto a te.»
Il gravame della tua considerazione, artiglia la mia anima, afferro la tua mano in cerca di conforto, di quel contatto che bramo da tempo. Ma trovo solo sabbia tiepida che scivola tra le dita.
Fiumicino 3 Maggio 2026
