Cuore scosso da grida assordanti,
Anima ferita da desideri infranti.
Scelgo il silenzio, il libero vagare,
Una nuova cicatrice, la paura di amare.
Dopo aver camminato rapido, in una giornata afosa, mi rintano in un bar qualunque, per refrigerio, riposo, o in cerca d'altro. Le bariste mi ignorano, sono uno dei tanti clienti di quel giorno, pensano a parlare dei propri turni e altri pettegolezzi, la musica della radio sovrasta le loro voci ma scelgo di non prestare attenzione.
I miei pensieri sono rivolti altrove. A me stesso. Alle urla che ho lanciato e che ascolto e riascolto a ripetizione. Nel sottofondo di quella rabbia riconosco il sapore di lacrime accumulate per mesi. Aspro, pungente, velenoso dolore covato per troppo tempo e che finalmente è sgorgato come un'alluvione.
Con lo sguardo perso nel nulla, vengo scosso da una flebile voce proveniente da lontano e allo stesso tempo da vicino. Sei tu. Vuoi scuotermi, strapparmi dal mare oscuro in cui annego. Mi afferri e mi riporti a galla.
«Dani... Sono qui. Guardami, ascoltami, stringimi. Non sei solo, non sei perduto. Credici, ascolta la mia voce come facevi un tempo...»
Esalo un lungo sospiro, mordendomi il labbro per i pensieri affilati e letali che pungolano la mia anima.
Ti ascolto, ma non rispondo, ti guardo ma i miei occhi non ti vedono, passano attraverso e fissano solo l'Abisso. E l'Abisso ricambia lo sguardo e sorride malevolo.
«Aveva ragione. Aveva ragione su tutto e io... Mi sono ostinato, illuso, ho creato sempre delle aspettative e ho perso. Sono sempre io quello che perde di più.»
Le tue unghie affondano nella carne delle mie braccia, senza arrecare dolore. Ti osservo senza un briciolo di emozioni, svuotato, spento.
«Non lo devi ascoltare... Non importa se aveva ragione o torto. Ma devi uscire dall'Abisso altrimenti...»
Sbuffo, con le palpebre socchiuse, le membra prive di ogni tensione e resistenza, mi lascio cullare dai flutti di buio, sotto un cielo senza stelle.
«Altrimenti cosa? Altrimenti perderò tutto, vuoi dire questo? Sono arrivato a non aver più nulla, più nessuna speranza, scopo, prospettiva.»
Chini il capo, i tuoi capelli nascondono il tuo viso, la tua identità, il tuo essere.
«Dani, perderesti anche me. Se ti lasci annegare perderai te stesso. Non lo voglio permettere...»
Faccio un lungo respiro e apro gli occhi. Il bar è deserto come quando ero entrato. Il sole inizia a tramontare e la temperatura estiva si mitiga.
So cosa vuoi dire. So che ho ancora molto da perdere. E ciò che mi è rimasto ha più valore di ciò che ho perso. Ancora una volta ti ascolto e ti ringrazio.
17 giugno 2025
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