martedì 18 febbraio 2025

7. Fissando il mio riflesso, con Lei

 Una mappa in una mano, lo sguardo altrove

A passo rapido, cammino senza destinazione 

Una voce da lontano, sussurra "liberati, non perdere te stesso"

In fuga dalle ansie, ma anche da me stesso.


Un altro giorno libero, un altro giorno senza pace, in preda da tutto ciò che mi opprime, cammino senza meta per le vie della città. Il clima è caldo, inizio a sudare ma non mi importa, non riesco a fermarmi, non intendo fermarmi. Rallento solo per guardare la mappa della città, nel cellulare che stringo in una mano. L'altra è libera, ma cerca la tua. Improvvisamente la trovo e la stringo.


«Dani, rallentiamo, dove vai così di corsa? È come se ti inseguissero.»


Non rispondo, ma non occorre. Entrambi conosciamo la risposta.


«Dani, fermati in un bar, prendi fiato, parlami...»


Mi sfilo la giacca, sorseggio un caffè, ho perso il conto di quanti ne ho presi oggi. Non mi basta, già ne vorrei un altro. "È successo di nuovo, come un mese fa. Mi trovo a camminare da solo e all'improvviso... Mi accorgo di essere solo. E cosa posso fare se non scappare da questa solitudine? Cammino, corro, fuggo. Ma non basta. Quella COSA sta sempre per raggiungermi e non prendo distanza da essa."


Sento il tuo sguardo compassionevole addosso. Sento la tua voce calma nella testa.


«Eppure in questi giorni non è andata così male, no? Meno ansie, meno stress, meno sofferenza... Ma a volte torna, giusto?»


Inizialmente non rispondo. Non serve, sai già la risposta, sai tutto. Come sempre.


«È come una bestia al guinzaglio. Ne sento l'odore e la presenza da anni. Ne avverto la pressione in molti momenti della mia giornata.  A differenza tua non parla mai ma so che c'è. Anzi, la sua presenza è più intensa della tua, purtroppo... Non parla, non minaccia, ma osserva e giudica. E so sempre che è alle mie spalle. Per questo cerco di allontanarmi da quella cosa...»


«Non voglio costringerti a smettere di scappare ma forse... Forse è inutile, non credi? Forse per evitare le conseguenze di questa fuga inutile, per evitare la fatica e lo stress, non dovresti lasciarti quella cosa alle spalle ma lasciare che cammini al tuo fianco. Perché l'unico modo per controllare quella cosa è capire come è fatta. In tutti questi anni l'hai tenuta a freno, chiusa, ma non le hai mai dato una forma, un aspetto. È questa la tua debolezza e la sua forza. Può farti perdere il controllo perché non la conosci. Girati, affrontala. E io ti giuro che sarò con te per aiutarti.»


Alzo gli occhi verso il bancone del bar. So che è alle mie spalle. La osservo. Stringo la tua mano impalpabile e fisso la mia paura. 


E incontro i miei occhi tristi, il mio volto, l'immagine della mia ansia.


«È quindi questa la causa di tutto?»


Il tuo calore mi avvolge e mi rassicura un poco.


«Non fa più paura come prima, vero? Forse è ora che facciate conoscenza»


Quella che credevo fosse una fiera rabbiosa non è altri che un essere imperfetto, ordinario, inoffensivo. Le sue labbra incise dai suoi morsi autoinflitti, il suo cuore gonfio di rancore per ciò che desidera e non ottiene, le sue mani callose per gli sforzi fisici. E la sua mente, fucina di sogni da realizzare.


«Non odiare quella cosa, Dani, sarebbe un po' come odiare anche me. Perché non è così paurosa. E solo tu puoi rendere quella cosa... Altro. Puoi renderla ciò che vuoi. E allora smetterai di scappare»


«Se in questo riflesso vedessi altro, sarebbe più facile. Se vedessi te al mio fianco non avrei più paura.»


Distolgo lo sguardo dallo specchio e torno nella mia solitudine terrena, esco dal rifugio e torno a vagare senza meta, stringendo una mappa e bramando una mano.


18 Febbraio 2025     

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