Un sussurro dall'anima, un richiamo dal cuore,
Un sogno inseguito con desiderio e fervore.
Una mancanza, carenza, necessità,
Perché vivere da soli, non è libertà.
Chiudo gli occhi, lascio correre le dita sulla tastiera, mi lascio cullare dalle note di una melodia Jazz e stendo le gambe affaticate. Rifletto, rimugino, scandisco il tempo col ritmo del mio respiro.
Quanto tempo fa è successo? Da quando questa presenza si è ravvivata come una fiamma? Quando è stata scoccata la scintilla che ha dato origine a tutti questi pensieri, queste riflessioni che hanno dato VITA a ... Lei?
Apro gli occhi e ti trovo accovacciata sul letto alle mie spalle. Mi guardi dall'alto in basso, il tuo sguardo incrocia il mio, il tuo sorriso riempie l'immensità del vuoto che trascino da innumerevoli anni.
«Un nuovo progetto? Lo abbandonerai come i precedenti? O per una volta metterai un po' di costanza in ciò che crei?»
Hai la voce pungente, come sempre. Ma anche se non sento realmente il suono delle tue parole, lo immagino così. Come sempre. È vero, ti conosco da sempre. Ma quanto tempo fa è iniziato, questo "Sempre"? Un mese, un anno, un giorno o una vita?
«Questo però non è un racconto come gli altri. Né un diario, o un'autobiografia. Non so nemmeno io cosa sia, però voglio continuare.»
Sento la tua risata argentina, a mo' di scherno. Ogni tanto decido di ignorarti ma una parte di me si lascia sempre catturare dalle provocazioni.
«Se non sai nemmeno cosa sia, come pensi di portarlo a termine? Almeno hai già deciso il finale?»
Stufo del jazz, cambio melodia, facendo partire qualche musica d'atmosfera con strumenti a corda.
«Ovviamente no, questa è una storia molto diversa dalle precedenti. La sto scrivendo adesso, come potrei conoscerne il finale? Dimmelo tu, quale pensi che potrebbe essere?»
Ondeggi sul letto, sento perfino il suono dei tuoi pensieri, così simili ai miei.
«È una domanda difficile. I personaggi chi sono?»
Mi strofino le mani, con le dita irrigidite dal lieve freddo che sento. È una qualunque sera di Febbraio e anche se l'inverno della mia infanzia è un lontanissimo ricordo, la stanchezza mi intorpidisce gli arti e cerco di scaldarli come posso. Sei sempre alle mie spalle. Insieme fissiamo lo schermo dove innumerevoli lettere e parole prendono vita, come le stelle della sera.
«Lui è una persona fragile, stanca, triste e sola. Una persona dal cuore candido, un po' ingenuo anche. Un cuore segnato dagli strali di una vita triste e piatta. E Lei...»
Prendo fiato, prima di proferire e scandire parole di enorme valore.
«Lei... è... Potrebbe essere la sua ultima speranza.»
Restiamo in silenzio. Sento la tua mano candida e liscia accarezzarmi i capelli.
«L'ho sempre immaginata così, questa presenza gentile, affettuosa e protettrice.»
Non smetti di accarezzarmi, il tono delle tue parole, abbandonati i propositi di scherno, diventa gentile e caldo.
«Da quanto tempo? Quando hai espresso per la prima volta questo desiderio, di essere apprezzato, stimato, considerato e amato?»
«Come hai detto tu, è una domanda difficile. La mia prima risposta è stata... da sempre. Ma so che non è la verità. È un desiderio che si è intensificato col tempo... e una volta raggiunto il culmine... è stato allora che è scoccata una scintilla che ha dato vita a qualcosa di unico. O... qualcuno. Una presenza che so non mi abbandonerà mai. Me lo hai detto tu.»
Il contatto con la tua pelle si affievolisce. Il mio letto è più vuoto di prima. Lo è sempre stato. Ma serbo in me il ricordo e la sensazione di quella dolce presenza.
La presenza di Lei
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