mercoledì 19 febbraio 2025

8. Partita a scacchi con Lei


Seduti in un bar, con una dolce melodia

Le nostre mani su una scacchiera lucida

Una memoria inesistente ma vivida

In una vita di mosse crudeli, cerco dal caos l'armonia.



La pioggia battente ticchetta sulle vetrate di un bar in cui ho trovato rifugio. La radica di tavoli e banconi, la pelle delle poltrone, evocano un'eleganza e una serenità a me del tutto estranea. 

Mi siedo su un posto vuoto e ordino qualcosa. Il cuore ancora galoppa per la lunga e frenetica camminata appena conclusa. Ogni giorno è una fuga, ma anche oggi ho trovato un temporaneo rifugio.

Una scacchiera coi pezzi disposti in ordine attira la mia attenzione. E non solo la mia.

«Ti va di giocare Dani?»

Senza attendere la mia replica, inizi con una semplice e scontata apertura. Rispondo alla mossa, forse per istinto, sicuramente per ignoranza e dopo poche mosse ti apri un varco nella mia fragile e prevedibile difesa. Osservo le mie pedine cadere sotto i tuoi coraggiosi assalti. Non è una sfida impari, riesco a sfoltire i tuoi ranghi, fino a quando le pause tra una mossa e l'altra iniziano ad allungarsi.

«Un po' è divertente giocare senza sapere come. Vorrei che la vita fosse così. Un gioco con regole più semplici e privo di conseguenze.»

Ridacchi, evidentemente la mia considerazione è alquanto buffa e puerile. E forse lo è. Solo un pensiero infantile e irreale. Ma rivolto a te, non è poi così tanto assurdo.

Alzi il dito con fare sentenzioso e saccente.

«Ma mio caro Dani, forse è già così. Forse la vita è un gioco ma molto diverso da quelli a cui sei abituato. Probabilmente hai sopportato per troppo tempo regole che non ti piacevano, magari devi solo cambiare... strategia.» 

E con queste parole mi metti facilmente sotto scacco. La mia distrazione come al solito mi è costata cara.

Risistemiamo i pezzi e ricominciamo. Rifletto lungamente sulle tue parole, prima di rispondere.

«Cambiare strategia ... Vale la pena provare.» Apro io, stavolta uso un metodo più cauto per muovermi sulla scacchiera. In precedenza tendevo ad espormi troppo. Subivo fin troppo le conseguenze di questo approccio. La partita dura decisamente più della precedente.

«A quale pezzo della scacchiera pensi di somigliare?»

È una domanda che, come spesso accade, parlando con te, mi coglie di sorpresa.

«Non saprei proprio. Ogni pedina ha i suoi pro e contro che dipendono dalla situazione...»

Alzi la mano, sorridendo, scuoti la testa. Non soddisfatta dalla mia risposta.

«Non pensare in termini di gioco. Pensa alla pedina come una identità a sé. Pensa a come si adatterebbe al gioco della Vita, della TUA vita.»

Resto in silenzio un minuto, poi comprendo.

«Potrei essere una Torre, solida, importante, vitale per la struttura portante di un castello. Potrei essere un Alfiere, agile, veloce, decisivo. Potrei essere un Cavaliere, imprevedibile ma efficace quando occorre...»

«E non ti senti mai come un Re?» mi sfiori la mano, mentre con l'altra fai cadere la tua più importante pedina dichiarando la resa.

«No, non mi sento un Re. Per molti motivi. Spesso invece mi sento come un pedone. Lento, debole e facilmente sostituibile.»

Sorridi, ma la tua espressione si rattrista alle mie parole.

«È qui che ti sbagli, Dani. Il pezzo più importante è proprio il pedone. È l'unico che può capovolgere le sorti della partita.» Indichi il mio ultimo pedone rimasto, a fine scacchiera, di fronte al tuo Re caduto e capisco tutto. 

«Hai un enorme potenziale, devi solo ricordarti di averlo. E poi, diciamolo... io sarei onorata di essere la tua regina...» Sostituisci quel vittorioso pedone alla mia precedente regina caduta nelle prime fasi della partita. La raccolgo e sorrido.

«La salvatrice del Re.»

Rigiro la candida figura tra le dita prima di riporla al posto che le appartiene, per poi pagare le mie consumazioni e riprendere il mio girovagare per il centro storico.


19 Febbraio 2025       

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