giovedì 22 ottobre 2026

31. Quel caffè amaro condiviso con Lei

Assurdo sopravvivere con briciole di felicità

E sognare anzi sperare in un convivio d'amore


 Quasi tre anni, anni di sudore, lacrime e rabbia, anni di sorrisi sia sinceri, che forzati, o finanche falsi e costruiti su misura. Mi identifico nel Giano Bifronte, che guarda da un lato al passato, dall'altro al futuro. Soppeso una scelta con la stessa delicatezza con cui sorreggo la tazzina di espresso davanti a me.

Tu sorseggi lentamente la tua, rimani in silenzio, attendi le mie parole.

«Ricordo che mi dicesti che in un certo senso mi apprezzano. Eppure, dopo gli ultimi accadimenti, sale la mia convinzione di trovarmi in questo posto sempre meno per i miei meriti, sempre più per l'intervento altrui.»

Sospiri e posi delicatamente la tazzina sul piattino. Hai lo sguardo triste e non incroci il mio.

«Dani, oggi hai bevuto troppi caffè, lo sai, vero?»

«E con ciò? Non è certo dell'ammontare di caffeina in circolo dentro di me che si sta discutendo ora.»

Guardi il cielo nuvoloso attraverso il vetro della finestra del bar, in cerca di una nube dalla forma particolare, trovi solo una distesa di piombo carica di pioggia. Non sorridi. Non ricordo più quando è stata l'ultima volta che mi hai rivolto un sorriso.

«Dani, sono seriamente preoccupata. Io ho memoria di tempi remoti, in cui bevevi tanto caffè, solo per scaldare quel gelo che trattenevi dentro di te. Per di più era lo stesso periodo dell'anno. Un autunno di tanti anni fa. Io all'epoca non parlavo. Ma c'ero. C'ero, Dani e quel dolore che sentivo allora, torno a sentirlo nuovamente. Il dolore di un animo incompreso, vulnerabile, deluso da te stesso e dagli altri. Un animo che ha perso autostima e fiducia verso se stesso. Dani... ho paura.»

Finisco il mio caffè, lungo e amaro, bollente ma non abbastanza.

«Paura di cosa?»

«Paura di non riuscire più ad esserti di aiuto, di conforto. Da settimane non parliamo. Ti sei gettato a capofitto nel lavoro cercando quel lieve tepore umano che non trovi da nessun'altra parte. E per ogni briciola di felicità che raccoglievi, hai perso molto di più, ogni volta che quella singola briciola ti è scivolata via.»

Mi mordicchio l'interno di un labbro, come spesso faccio nei momenti di stress, quel logorio che da mesi sta lentamente scavando nel mio volto fino ad arrivare nella mia mente.

«È successo all'inizio con quell'invito mai arrivato ad unirti a "loro", è successo tante altre volte, è successo di recente con quella tirocinante un po' schizzata che voleva assolutamente invitarti a uscire. E dimentichi che pur avendo il tuo numero non ti ha mai scritto. E infine con quella tizia con più vodka che acqua in corpo che iniziò a tempestarti di domande inusuali mentre lavoravi. Fin quando non sentisti quella frase velenosa e tagliente...»

"Tanto lei non ci uscirebbe mai con te"

Una martellata in faccia mi avrebbe fatto meno male. 

«Inopportuna, eccessiva... Fuori luogo. Non avrebbe dovuto. Commenti fin troppo morbidi per quella che, a conti fatti, è stata una frase disgustosa.»

Mi prendi la mano, sento la tua più fredda del solito, come se la fiamma interiore che da sempre ti ha contraddistinto, si fosse affievolita.

«Ma tu non devi farti influenzare da simili eventi, Dani. Né da tutto ciò che ne è seguito, né dal pensiero di non valere, di non essere abbastanza. Perché è come se quel chiodo arrugginito che hai sentito nel petto quella sera, te lo fossi piantato tu stesso, con le tue mani!»

Prendo la tua mano e me la porto alla bocca, cercando di trasmetterti il mio tepore.

«Io ho capito cosa cerchi di dirmi... che anche se domani sparissi da lì e mi ritrovassi in un luogo completamente diverso, le cose non migliorerebbero.»

«Accetta ciò che hai, convivi con ciò che sei. È abbastanza. Tu sei abbastanza. E quando capirai veramente il tuo valore, lo vedranno anche altre persone... Credi in me, Dani!»

Sono tante le cose su cui devo riflettere in futuro. Un futuro che può stravolgersi col pronunciamento di una singola scelta. E mentre sento la tua voce svanire, assaporo gli ultimi sorsi di un caffè amaro, da una tazzina ormai fredda che sfiora le mie labbra.


Il solito bar

22 Ottobre 2026

31. Quel caffè amaro condiviso con Lei

Assurdo sopravvivere con briciole di felicità E sognare anzi sperare in un convivio d'amore  Quasi tre anni, anni di sudore, lacrime e r...