Tutte insieme, le vedo sciamare
Trascinano spighe, briciole, indietro e avanti
Una grande famiglia, nel buio le vedo entrare
Invidia assurda, nei miei pensieri martellanti.
Seduto sul marciapiede, cuffiette nelle orecchie, musica assordante per reprimere i pensieri, fisso una fila di formiche andare avanti e indietro verso un cespuglio, provenienti da un piccolo foro nel terriccio, la loro dimora.
Le guardo in silenzio, osservando i movimenti misurati e organizzati; tante creature con il medesimo scopo, la sopravvivenza.
Sento il tuo passo leggero, le tue mani fresche accarezzarmi il viso da dietro le spalle. La tua voce lieve solletica le mie orecchie. Il respiro rallenta, si stabilizza.
«A cosa pensi, Dani? Vuoi diventare un entomologo adesso?»
Lancio un sospiro a metà tra lo sbuffare e il ridere, qualcosa più simile a un sommesso colpo di tosse, in risposta alla tua ennesima infantile provocazione
«In realtà le mie riflessioni sono sempre le stesse, sociologia e antropologia. Le vedi tutte queste formiche? Le persone sono un po' simili a loro, non pensi?»
Appoggi il mento sulla mia spalla e segui il mio sguardo.
«Non sono d'accordo, tesoro. Un formicaio per me è come un singolo grande organismo, le migliaia di formichine sono sì individui ma comunque, perseguendo lo stesso fine, non hanno la nostra stessa individualità! Per quanto abbiamo delle cose in comune, viviamo in grandi formicai, dobbiamo lavorare, comunicare tra noi e... Oh, adesso capisco...»
Ti afferro le mani, fresche e lisce. Annuisco lievemente.
«Stai provando invidia per quelle formiche, per quel tipo di società, vero? Perché, Dani?»
«Lungo le vie cittadine, dentro e fuori gli edifici, immettendosi in ampie strade, a piedi o in veicoli, viaggia il fiume di persone, verso mete casuali e innumerevoli. Massa infinita di individui, forza che cresce e si disperde col tempo; vista dall'alto sembra un enorme formicaio, infimi esseri presi singolarmente, una forza invidiabile se contata interamente. Ma di individui è formata, persone che non hanno nulla di speciale, se non la comune volontà di spostarsi lungo il grande Corso. Centinaia di qua, migliaia di là ma di tutte queste decine, nessuno è uguale agli altri o particolare per sua natura. Un fiume di persone, che scorre in tutte le direzioni, uguali e contrarie, senza logica apparente. E io sono uno di quegli individui, parte del tutto, nulla di speciale, ma unico soprattutto.»
Mi stringi saldamente le mani, le tue dita si intrecciano tra le mie
«Ricordo queste parole, Dani, le hai scritte molto tempo fa... so anche come continuano...»
Inspiri, insieme a me, le nostre due voci si uniscono in un unico suono
«A passi lenti viaggiamo, il fiume lento scorre,
vado in tante direzioni, vivo all'ombra di una torre;
incrocio gli sguardi ignoti,
sento discorsi infiniti, di uomini savi ed idioti.»
Mi baci i capelli, in modo consolatorio, mi tieni stretto, ancorato a te, come se temessi di perdermi.
«È incredibile come il tempo passi ma per certi versi tu non sia cambiato... e allo stesso tempo, sei cresciuto, migliorato, sei diventato più forte. Lo sento, Dani e lo senti anche tu.»
«Ciò per cui mi struggevo un tempo, ora lo osservo con notevole distacco, come una fila di formiche sul marciapiede. Sì, invidio comunque la loro appartenenza a un gruppo però... mi trovo qui ora, al tramonto dei miei quarantadue e so che l'alba dei quarantatré non porterà una rivoluzione nel mio essere. Non avviene in un giorno, questo è vero...»
«È una dura realtà, Dani. Guarire e progredire richiede tempo. Forse più tempo di quel che richiede a delle formiche di costruire un immenso formicaio sottoterra. Ma il risultato, oh... il risultato ti stupirà, vedrai. E io sarò sempre qui, in attesa che tu ottenga ciò che cerchi.»
Il sole comincia a tramontare e la fila di formiche si dirada, la loro raccolta è compiuta e le ultime cercatrici si rintanano nel loro covo, sormontato da una singola ombra, appartenente a un cercatore non ancora senza speranza.
Roma
Ad una settimana dall'alba di un nuovo ciclo.
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