martedì 7 luglio 2026

29. Guardando Lei, al di là del vetro.

Il peso di una nuova delusione, di un nuovo fallimento, di tristezza già nota e rinnovata grava sulle mie spalle e la mia anima.

Seduto nel buio di una alcova vuota, osservo i dintorni immersi nell'oscurità. Non odo suoni né avverto odori. Il suono del mio respiro e del mio cuore lento e regolare sono l'unica Presenza. Nient'altro, nessun altro.

Non arriva come solitamente accade, quella presenza affievolita si avvicina con passi silenziosi, priva di quella luce che scaccia le tenebre. Mi tende la mano e la arresta al tocco di un vetro invisibile che ci separa.

Solo allora mi accorgo della mia prigione di vetro.

Alzo lo sguardo verso la sua espressione triste e stanca. Pronuncia parole che non posso sentire ma che riesco a comprendere leggendo il suo labiale.

Annuisco lentamente, prima di accorgermi dei suoi occhi che osservano qualcosa alle mie spalle. A quel punto da triste il suo viso diventa spaventato e la vedo ritrarsi nelle tenebre.

La mano che si posa sulla mia spalla è fredda ma non spiacevolmente gelida. Come una inevitabile conseguenza dell'assenza di calore.

Assenza. Di molte cose, persone soprattutto.

Mi ritrovo ancora una volta completamente solo, in una prigione trasparente da cui posso osservare il mondo che mi circonda, popolato da persone così diverse da me, più ricche, più realizzate.

Più felici.

Lei annuisce, mentre le sue unghie sfiorano e poi graffiano quel muro che ci separa.

«Ti sei affidato così tante volte a Lei per consolare le tue mancanze. Ma quante volte abbiamo parlato, tu ed io?»

Parole di rimprovero provengono dalle mie spalle, con una voce che ben conosco. Dette non con un tono di rimprovero e gelosia ma di pura e semplice curiosità. 

«Poco o nulla, invero. E dovrebbe essere il contrario, una parte di me lo sa bene. Dovrei dare più ascolto a me stesso, cercare di comprenderlo, piuttosto che inseguire chimere e sogni.»

«In verità non devi fare a meno né dell'una né dell'altra voce, se proprio lo desideri puoi rompere quel vetro in ogni momento e farla rientrare. Ma prima devi capire e imparare. Imparare a nuotare da solo, senza salvagenti.»

Divorato e schiacciato tra il vuoto di una assenza e il peso dei miei fallimenti, rimango immobile in riflessione, cercando di capire cosa fare, cercando di imparare cosa ancora non so fare.

Lei mi osserva, non spaventata, con un'espressione che mostra fiducia nelle mie capacità. Lei mostra quella pazienza a cui ambisco, quella calma che vorrei possedere. Lei attende il mio momento di serenità, in cui potrò riaprire il varco nel castello di vetro in cui mi sono dovuto rinchiudere.


Bring me home in a blinding dream
Through the secrets that I have seen
Wash the sorrow from off my skin
And show me how to be whole again

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