sabato 25 ottobre 2025

L'accettazione dell'Abisso

 Cammino sotto la pioggia, con un vento pungente che graffia le labbra, spaccate da morsi e dal tanto parlare. Un piede dopo l'altro, i passi l'unico suono che rompe il silenzio, oltre a sirene in lontananza e qualche colpo di clacson.

Non sono solo, nemmeno stavolta. Cerco quel calore che talvolta accompagna la mia solitudine e trovo il freddo e una forma ammantata di ombra.

«Di nuovo tu, quindi.»

«Di nuovo? No, non me ne sono mai andato. Perché io sono Te, sono l'ombra proiettata dai tuoi pensieri, la pausa tra i suoni delle tue riflessioni, lo spazio che riempie i tuoi desideri inespressi.»

Sull'Ombra si proietta un volto, una bocca, da cui escono suoni innaturali e allo stesso tempo perfettamente intellegibili. Una voce. 

«Oggi sembri diverso. Parli, addirittura. Un tempo quello che percepivo da te erano ringhi, grida, suoni inumani.»

«Ora mi comprendi, perché hai imparato ad ascoltare.»

Il rumore dei passi raddoppia. Viaggia al mio stesso ritmo, non mi insegue. È al mio fianco.

«Ascoltarti? Io cerco di zittirti, perché non fai che tormentarmi, come se non avessi sufficienti pene da tollerare.»

Dalla bocca dell'Ombra esce un rumore stridulo, simile ad una risata. «E non puoi, il tuo combattermi non fa che rafforzarmi e aumenta quelle che tu chiami grida e suoni inumani, quando non è altro che la mia voce, la stessa che ora ascolti e comprendi.»

«Quindi se smettessi di oppormi a te, che accadrebbe? Diventeresti... come Lei?»

«Al contrario, tornerei nel nulla da cui provengo, svanirei. Ma tu... tu non fai altro che prolungare la mia esistenza. Mi combatti, mi resisti, come se tu lo facessi di tua spontanea iniziativa, come se tu avessi... bisogno di me?»

Sbuffo, infastidito. «Balle, demone. Ti combatto perché non mi appartieni, perché non fai che farmi del male. E soprattutto perché è il resisterti che mi fornisce un ulteriore scopo a cercare di migliorarmi.»

L'entità sogghigna e mi afferra la spalla, come se i suoi artigli arrivassero fino all'anima. «Ma il tuo scopo non è migliorarti, vuoi solo cercare di nutrire il tuo bisogno di approvazione, vuoi sentirti migliore cercando di annullare ciò che ritieni un difetto. Tu vuoi cambiare, ma prima di tutto tu devi Essere.»

«Quello che dici non ha senso. Se ti voglio distruggere è perché ti ritengo l'essenza di ciò che non voglio essere.»

«La strada da percorrere è diversa. Io sono il tuo Riflesso, la tua Eco. Io sono TE.»

Mi volto verso la forma oscura e trovo il mio volto, visto da vicino, con un ghigno animalesco ma tutto sommato sincero. Amichevole, forse. Come se sapesse qualcosa che ancora ignoro.

«Devo arrivare ad accettarti? Devo arrendermi?»

«Accettarmi non significa la resa, non significa essere soggiogato da me. Significa guardarmi e smettere di temermi. E quando ciò accadrà, quando questa assurda lotta finirà, smetterai di logorarti, di distruggerti insieme a me.»

Arresto la mia marcia e mi volto verso di Lui. Osservo l'Abisso e l'Abisso mi guarda. Non vi è più un ghigno inumano sul suo volto ma... un semplice sorriso. Quel sorriso che sul mio volto non si forma da ormai troppo tempo.

«Non sei così spaventoso, dopotutto. Sembri... Pacifico.»

«Perché stai iniziando a vedermi per ciò che sono. Ed essere vista è tutto ciò che un'Ombra desidera.»

Nel buio di una strada sferzata dal vento, i fari di un'auto in lontananza mi abbagliano. Riapro gli occhi e l'Ombra è scomparsa, pur sapendo bene dove si annida da molti anni.


Dentro di me.

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