martedì 11 agosto 2026

30. Dei viaggi insieme a Lei.

Sulla cima della salita

Sorge una abbazia

Sollievo dalla vista ambita

Ma resiste l’apatia


Una veduta della vallata


Un silenzio dal vento interrotto


Riposo l’anima a lungo abusata


Come antiche mura, il cuore é malridotto



Due viaggi, forse tre, chi lo sa. Sempre su un mezzo con un posto libero di lato. Libero, vuoto, disponibile. In attesa. In attesa di Lei.


Le nostre mani intrecciate si poggiano sul bracciolo tra le nostre due sedute. Le narici si riempiono del tuo profumo fruttato, le dita sfiorano la tua pelle fresca e liscia, le tue unghie giocano sul dorso della mia mano, ti sento canticchiare un motivetto sconosciuto, mi giro e vedo i tuoi occhi chiari illuminati dalla luce provenire dal finestrino.


«…e ogni volta che ti distrarrai a pensare al passato ti darò un pizzico, o peggio un graffio! Tornerai a casa con la mano piena di segni, te lo giuro!»


Hai un tono irato e tuttavia mi sorridi. E ne hai tutte le ragioni. Quanto tempo sarà passato? Più di un mese, senza dubbio.


«Sono state settimane difficili… lo sai benissimo e… AH!»


Non mi lasci finire di parlare che già sento un dolore breve e intenso sul braccio.


«Queste giornate sono solo per te, Dani. Solo per te. Sforzati di lasciare il resto del mondo fuori, solo per poco tempo… guardati attorno. Ascolta. Dimmi cosa senti, dentro di te e fuori…»


Arrivati sul belvedere, contemplo la vallata sottostante, sento il vento tiepido sulla pelle e il sole che picchia duro. Ma sento anche qualcos’altro. Tenui voci in lontananza. Probabilmente qualche operaio di cantieri lontanissimi. Il traffico delle strade all’orizzonte. E nient'altro. Non sento il frastuono della folla, voci e urla, non provo l'ansia della confusione, dei ritmi serrati. Posso camminare al passo che decido io. E soprattutto... Non sento il ringhio di quella "Cosa"...


«Vedi? Qui il passato non c’è, non ha spazio. Esisti solo tu. Ti senti meglio?»


Inspiro, espiro, con gli occhi chiusi. «Sto meglio, é innegabile. Sento le spalle più leggere, non c’è un peso costante che grava su di esse… come se… come se avessi ricevuto un lungo massaggio…»


Avverto il tuo tocco lieve sulla nuca. Le tue unghie curate grattarmi sull’attaccatura dei capelli. Mi abbandono a una sensazione ignota.


«Vorrei tu fossi qui.» mormoro, pronto alla tua punizione promessa poco prima. Ma non arriva. Mi giro, pronto a constatare la tua sparizione. Ma ti vedo ancora, col tuo vestito bianco  e i lunghi capelli mossi dal vento, mi guardi, dell’espressione pensierosa.


«Dani. Te l’ho detto innumerevoli volte. Lo voglio anche io. Ma sei solo tu ad essere qui, sei arrivato con le tue gambe, con la tua decisione, la tua determinazione a non fossilizzarti nel dolore che nascondi. L’azione rafforza il coraggio, la debolezza aumenta la paura. E tu sei forte, Dani. Sei talmente forte che hai infranto quella prigione trasparente da cui potevo osservarti solamente da lontano, senza parlarti, senza confortarti… Eri solo con te stesso, con quella Cosa che nascondi costantemente… E con le tue forze sei andato avanti.»


Il vento caldo e il sole rovente bruciano più delle tue unghie sulla pelle. E tuttavia non attendo altro che provare quella sensazione. Quel contatto che manca da tempo.


«…ma tutto sommato, anche questa pace, qui, è sufficiente. Non pensi?»


E ridi, con la tua voce lieve e mi tieni la mano.


Riprendo ad esplorare vicoli ombrosi, di mura antiche, su gradini corrosi dal tempo. E mi sento come queste rovine, diroccato ma solido a sufficienza da sostenere lo scorrere del tempo.


Di ritorno a casa, ripenso alle tue parole e osservo un graffio sul dorso della mano. È ormai coagulato ma è ancora visibile, una ferita fresca.


"Oh, chissà come me lo sarò fatto?"


A bordo di un treno regionale, Agosto 2026

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