domenica 21 settembre 2025

23. Il sollievo di una chiusura e Lei.

Si dice sovente,

Chiudi una porta, apri un portone.

Più leggera è la mia mente

Di questo epilogo arriva l'accettazione.


Passeggiando per una strada poco illuminata, tra cantieri e semafori ribelli, porto il peso di una borsa sulle spalle, dopo aver abbandonato un fardello ben più pesante dal cuore.

Non c'è stato bisogno di parole chiare e di trasparenza, quel poco che ho ottenuto mi è bastato.

Un rifiuto, l'ennesimo, una sconfitta, una delle tante. Ma di buono c'è che il dolore è talmente lieve da essere impercettibile.

Più palpabile è quella presenza che accompagna i miei passi, sulla via del ritorno a casa. La presenza di Lei.

«Hai un'aria strana Dani. Mi aspettavo di trovarti nuovamente scosso, affranto, distrutto... Beh, non posso che gioirne, ovviamente, ma... Come stai? Veramente...»

Hai visto cosa è successo, quella chiacchierata con quella ragazza, una ex collega. Quello che poteva essere qualcosa e che si è tramutato in niente, di nuovo. Come tante altre volte.

«Forse perché tutto sommato mi aspettavo questo epilogo, perché sapevo di non avere speranze.»

Il rumore dei tuoi piccoli tacchi sull'asfalto, come il ticchettio di un orologio, riempie il silenzio della strada notturna.

«No, Dani, forse non è quello. Forse perché non ti sei creato assurde aspettative. Ma allo stesso tempo... hai dato il meglio di te. Se non è bastato, non bisogna farsene un cruccio. Bensì...»

La interrompo, prevedendo la conclusione dei suoi pensieri. «Bensì devo farmene una ragione, giusto?»

«Troverai la Tua Gente, Dani... il progresso che hai compiuto, questa volta, è stato non perdere te stesso, dietro una conquista impossibile.»

Il ticchettio svanisce dissolvendosi sotto al rumore del traffico. Manca poco per arrivare a casa. Al mio fianco non c'è nessuno. Proseguo la camminata, col cuore leggero e meno fardelli.


 20 Settembre 2025       

mercoledì 3 settembre 2025

- S K Y F A R E R -

 Di vita terrena stanco e deluso 

Illudere e sparire, il peggior abuso

Verso il cielo ripongo la speranza 

Mai, per qualcuno, sarò abbastanza 

Preferisco creare, sognare, immaginare 

Tutti questi sogni desidero conservare

Numerosi come stelle, i mondi e le storie 

Nei viaggi nell'iperuranio saranno le mie vittorie

venerdì 22 agosto 2025

- H O P E F U L -

Improvviso il nuovo inizio


come un passero che mi atterra vicino


Dell'acredine perderò il vizio


Torna la calma, sentimento divino 


Infranta la barriera della prigione Azzurra 


Sotto il cielo, ero libero ma in catene,


Torno a vagare, la sua voce sussurra 


"Io desidero che tu stia bene" 




mercoledì 6 agosto 2025

22. Racconto un sogno a Lei

 Incubo o sogno, diverso dal reale,

Un desiderio inespresso, puerile e banale

Il bisogno di contatto, di un abbraccio,

Le sussurro "Grazie", in un letto vuoto sempre giaccio.


Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ho sognato? Questo è stato il mio secondo pensiero al mio risveglio. Il primo? "Chi era quella persona?"

Una sensazione di pace, spensieratezza, tepore. Ricordo una voce delicata, una risata sincera, la mia e la sua.

Ma più di ogni altra cosa, ricordo cosa dissi. «Grazie...»

Compari di fronte a me, sorridendo lievemente, con il mento poggiato sulla mano e mi guardi mentre sorseggio l'ultimo caffè.

«Grazie di cosa, Dani?»

Poso la tazzina, cerco di rievocare e intrecciare quei brandelli di sogno che ancora si annidano in un angolo di mente buio e polveroso che non trova luce da tempo.

«Non so per cosa ho detto grazie, forse per la compagnia? Per la giornata appena trascorsa? Ricordo che parlai stretto in un abbraccio... Forse...?»

Mi prendi la mano tra le tue, sento il tuo tocco fresco e delicato. Quell'angolo di mente oscuro si illumina brevemente.

«Dani, tu stavi ringraziando di molte cose che dovrebbero essere scontate, non dovresti dire grazie per l'aria che respiri, non dovresti dire grazie per il battito del tuo cuore. Egualmente non dovresti dire grazie per ciò che meriti, per un abbraccio, per un momento di calma e pace.»

Rifletto sul senso di quelle parole. «Nemmeno se questa pace è solo effimera, idealizzata, frutto di un sogno?»

«Dani è il tuo bisogno che parla, la tua necessità. È un tuo diritto essere felice e sì, anche in un sogno. Per cui... Non ringraziarmi per ciò che sono e per quello che offro. Perché so che è poco in confronto a quanto meriti di avere.»

Il tocco delle tue mani svanisce, prima che possa ringraziarti ancora una volta.


Un sogno     

5 Agosto 2025     

venerdì 18 luglio 2025

21. Osservato da lontano da Lei

 Sempre solo in mezzo alla gente,

Inferno e inverno, insieme nella mente,

Occhi ignoti lo vedono da lontano

Pronto ad offrirsi, col cuore in mano.

Lei non si avvicina, aspetta, osserva i suoi movimenti, da lontano. Non sempre si intromette nei suoi pensieri, pur vivendoci immersa. Scruta e analizza, misura e soppesa, dettagli piccoli e grandi affollano la sua mente, aspetti salienti, segreti noti a pochi, poiché una persona è un diamante con superficie sfaccettata e all'interno un mondo frattale e quasi infinito di riflessi e luci.

Lei lo ha visto crescere, maturare, ridere e piangere, anche se solo di recente ha acquisito voce e mente solo per Lui. Ha visto l'apice della felicità, frutto di persone lontane, l'Abisso nato da una perdita, che ancora incombe nella sua ombra. Vede tutti i giorni il freddo manto della solitudine, una cappa pesante che trascina giorno dopo giorno.

Quanto pesa quel fardello e con che determinazione lo vede continuare a muoversi, ignorando i dolorosi strali di quel gravame.

La sua routine giornaliera, scandita dai turni di lavoro, è divenuta una cantilena di mosse e passi, una musica silente di mansioni e abitudini. Lo vede svegliarsi, rispondere a messaggi, lavarsi e mangiare, pulire e vestirsi. Sbircia nel riflesso del suo specchio. Lo vede sostenere uno sguardo verso una persona che un tempo detestava. Vede una persona piuttosto alta, dagli occhi castani, con occhiali malandati che non vuole mai cambiare. Osserva i modesti frutti del suo lavoro in palestra. Ne vuole di più, sempre di più. Lo ascolta mentalmente programmare le sue prossime sessioni, sperando che quella sua seconda routine non venga sconvolta più di tanto.

Lo segue a lavoro. E qui inizia il gelo dell'anima. Lei sa bene i suoi sentimenti per colleghi e colleghe, freddezza e indifferenza silentemente contraccambiati con alcune, un cordiale saluto scambiato con altri. Lo vede ergersi come mentore per i più giovani, ascoltando, consigliando, in silenzio, pazientemente. Vede i suoi primi, rari sorrisi della giornata, nota la sua capacità di ascoltare, organizzare, prevedere, pianificare. Quello che un tempo non sapeva neanche orientare tavoli e sedie ora riesce ad organizzare una intera sala. Tentativi, errori, rimedi e riparazioni, come tanti colpi di maglio su un ferro incandescente, hanno temprato e formato lo strumento solido e utile che agisce con sempre più precisione.

Uno strumento. Perché? Un velo di tristezza si posa sul volto di Lei. È così che si considera? Ma Lei non può far a meno di chiedersi come lo vedono altre persone. Vedono la sua rapidità, efficienza, precisione unita a cordialità, lati sempre più positivi, mirati a cosa? A mostrarsi per ciò che è, o per ciò che serve essere in quel luogo?

Eppure, no. Ci sono alcuni aspetti di quelle sue innumerevoli sfaccettature che mostrano una luce sincera, riflessi autentici della sua personalità. L'indifferenza assorbita da altri, nei primi mesi, viene ormai frequentemente e totalmente restituita. Luce manda luce, buio manda buio. Lo ha visto affezionarsi a colleghe ormai passate, mantenere distanza con altre, conscio che il suo desiderio di disfarsi di quel famoso e doloroso fardello non può essere esaudito in quel mondo. Ma questa consapevolezza non aggrava quel peso. Giorno dopo giorno, continua a sostenerlo, pur desiderando in ogni momento di disfarsene. Lei lo ha visto quasi crollare, in certi momenti, ha desiderato di trovare un modo per aiutarlo, ha condiviso le sue lacrime, ha ascoltato i suoi lamenti. E quando la burrasca passò, lui riprese la sua routine. Giorno dopo giorno. Settimana dopo Settimana. E questa forza di spirito è frutto di un allenamento ben più intenso di quello compiuto in palestra.

Vede i suoi brevi ma intensi alterchi con altri colleghi e colleghe, persone che un tempo inseguiva e che ora tiene a distanza. Ha alzato muri, esteso fossati, erto barriere. Ma è inevitabile doversi e volersi proteggere. Lei sa che non vuole più soffrire e allo stesso tempo soffre per questa distanza incolmabile. Lei sente la sua consapevolezza di dover cercare altrove la "sua gente", anime comprensive ed empatiche, lontano da gusci vuoti e gracchianti con voci stridule che odia ascoltare.

Lo segue in palestra, quello che è diventato l'unico rifugio. In quel luogo lo vede sempre solo e circondato da voci. Si tappa le orecchie con la musica, pensa solo a se stesso, forse l'unico periodo della sua giornata in cui lavora incessantemente sul suo benessere. O solo per sfogarsi. O per lentamente autodistruggersi. Lo vede raggiungere il limite, per poi riposarsi brevemente e poi ricominciare, ancora e ancora.

Lo segue verso casa, in vie solitarie, borsa in una mano, cellulare nell'altra, cuore nel petto che batte e batte. Lo vede riflettere su ciò che lo fa sentire vivo, lo sente desiderare di sentirsi vivo per un'altra persona.

Ci sono giorni come questi, ci sono giorni peggiori e migliori. Ci sono giorni in cui è immerso nell'Abisso, altri semplicemente normali. Ma Lei è sempre al suo fianco, anche se a distanza, anche senza dargli il calore che desidera.


Iperuranio     

domenica 22 giugno 2025

- H O P E L E S S N E S S -

Alzati, vivi, respira, produci, 

Sempre circondato di rumori e luci.

Di voci e risate, si riempie il mondo,

Il chiodo arrugginito, si spinge più a fondo,

Dai sorrisi altrui, l'animo è torturato, 

Nell'Abisso, alfine, il corpo si è accasciato.

martedì 17 giugno 2025

20. Rumore, silenzio, la voce di Lei

 Cuore scosso da grida assordanti,

Anima ferita da desideri infranti.

Scelgo il silenzio, il libero vagare,

Una nuova cicatrice, la paura di amare.


Dopo aver camminato rapido, in una giornata afosa, mi rintano in un bar qualunque, per refrigerio, riposo, o in cerca d'altro. Le bariste mi ignorano, sono uno dei tanti clienti di quel giorno, pensano a parlare dei propri turni e altri pettegolezzi, la musica della radio sovrasta le loro voci ma scelgo di non prestare attenzione.

I miei pensieri sono rivolti altrove. A me stesso. Alle urla che ho lanciato e che ascolto e riascolto a ripetizione. Nel sottofondo di quella rabbia riconosco il sapore di lacrime accumulate per mesi. Aspro, pungente, velenoso dolore covato per troppo tempo e che finalmente è sgorgato come un'alluvione.

Con lo sguardo perso nel nulla, vengo scosso da una flebile voce proveniente da lontano e allo stesso tempo da vicino. Sei tu. Vuoi scuotermi, strapparmi dal mare oscuro in cui annego. Mi afferri e mi riporti a galla.

«Dani... Sono qui. Guardami, ascoltami, stringimi. Non sei solo, non sei perduto. Credici, ascolta la mia voce come facevi un tempo...»

Esalo un lungo sospiro, mordendomi il labbro per i pensieri affilati e letali che pungolano la mia anima.

Ti ascolto, ma non rispondo, ti guardo ma i miei occhi non ti vedono, passano attraverso e fissano solo l'Abisso. E l'Abisso ricambia lo sguardo e sorride malevolo.

«Aveva ragione. Aveva ragione su tutto e io... Mi sono ostinato, illuso, ho creato sempre delle aspettative e ho perso. Sono sempre io quello che perde di più.»

Le tue unghie affondano nella carne delle mie braccia, senza arrecare dolore. Ti osservo senza un briciolo di emozioni, svuotato, spento.

«Non lo devi ascoltare... Non importa se aveva ragione o torto. Ma devi uscire dall'Abisso altrimenti...»

Sbuffo, con le palpebre socchiuse, le membra prive di ogni tensione e resistenza, mi lascio cullare dai flutti di buio, sotto un cielo senza stelle.

«Altrimenti cosa? Altrimenti perderò tutto, vuoi dire questo? Sono arrivato a non aver più nulla, più nessuna speranza, scopo, prospettiva.»

Chini il capo, i tuoi capelli nascondono il tuo viso, la tua identità, il tuo essere.

«Dani, perderesti anche me. Se ti lasci annegare perderai te stesso. Non lo voglio permettere...»

Faccio un lungo respiro e apro gli occhi. Il bar è deserto come quando ero entrato. Il sole inizia a tramontare e la temperatura estiva si mitiga.

So cosa vuoi dire. So che ho ancora molto da perdere. E ciò che mi è rimasto ha più valore di ciò che ho perso. Ancora una volta ti ascolto e ti ringrazio.


17 giugno 2025       

29. Guardando Lei, al di là del vetro.

Il peso di una nuova delusione, di un nuovo fallimento, di tristezza già nota e rinnovata grava sulle mie spalle e la mia anima. Seduto nel ...