sabato 22 marzo 2025

13. La finestra sul passato, mostrata a Lei.

Rispolvero vecchie parole, di un remoto passato.

Quella gioia della creazione, di certo non ho scordato.

Ma ricordo anche il dolore di un sentimento,

La perdita, le lacrime e dell'animo l'annerimento.


Davanti a me si staglia la figura di un uomo dai capelli neri come la notte, lo sguardo duro e fiero di due occhi grigi e l'espressione seria; indossa abiti in pelle e un mantello con il cappuccio calato sulle spalle. So bene chi è: la mia creatura più gloriosa e su cui ho speso la maggior parte delle mie energie. Quanto tempo è passato? Più di dieci anni, questo lo ricordo bene.

«Mi sei mancato...» sussurro con un filo di voce, contemplando la mia creazione, un mucchio di appunti sparsi, unitamente a una dozzina di capitoli di varia lunghezza, alcuni elaborati ed estesi, altri estremamente confusi, taluni li scrissi di getto in mezza giornata, colto improvvisamente dall'estro creativo.

«Con chi stai parlando, Dani?»

Appari sorridente alle mie spalle, sbirciando sugli appunti che leggo e rileggo sospirando. Ho davanti agli occhi uno specifico file di testo che contiene gran parte che ricordo e ho rielaborato riguardo il protagonista del mio romanzo.

«Oh... questo è tutto ciò che riguarda uno specifico personaggio; aspetto fisico, pensieri, valori, modus vivendi, relazioni con altri personaggi. Un piccolo riassunto che racchiude una persona. Affascinante, vero?»

Non rispondi subito, riflettendo e soppesando le mie parole. Forse qualcosa non ti convince o entusiasma ma non vuoi deludermi e mi incalzi con qualche domanda.

«Se è un personaggio a cui tieni molto, forse non dovresti arricchirlo di dettagli? E soprattutto, questi appunti non potrebbero influenzarti nello scrivere la storia, in maniera troppo limitativa?»

Sono domande intelligenti e con un fondamento logico, ne convengo.

«Beh... Non hai tutti i torti, lo scopo di questa e di altre "schede" è solo quella di usarle come riferimenti per tutto ciò che dovrò scrivere. E non escludo che in futuro non ne modifichi il contenuto. La storia vera e propria avrà comunque la priorità!»

Mi poggi le mani sulle spalle, la tua voce si fa più dolce e calmante. Ciò di cui ho bisogno.

«Dani, dimmi una cosa... Perché hai atteso tutto questo tempo?»

Sospiro, prendo i primi capitoli del racconto, ricordo le numerose stesure e versioni di questa storia, precedenti a ciò che mi appare davanti, l'evoluzione di tanti pensieri e sogni avuti su una trama su cui ho riversato il mio massimo impegno. E per cosa poi?

«Un tempo... volevo dimostrare a qualcuno il mio valore. Volevo che mi apprezzasse come scrittore, come creatore. Come... artefice di sogni.»

«Artefice di sogni... poetico come titolo che ti sei dato, affatto modesto, eh?» Ridacchi, sempre incline a punzecchiarmi, ma non raccolgo la provocazione.

«Quella persona... la reputavo la mia musa. L'impegno che misi nello scrivere aveva un fine: compiacerla. E ora, rileggendo queste parole, queste frasi, questi sciocchi sogni... È come contemplare il me stesso passato da una finestra, vedo come sono stato stupido. E mi odio per questo.»

Mi abbracci da dietro, mi sussurri nell'orecchio. «Smettila, Dani. Non eri stupido. Eri innamorato. E questo racconto è nato dal tuo amore, non per merito suo, ma tuo. Non odiare ciò che eri, perché quello che hai creato è proprio grazie al tuo Io passato. Purtroppo, quando si è innamorati può capitare di perdere di vista noi stessi. Ma ora, ti sei ritrovato, hai ritrovato questo racconto, la tua voglia di concluderlo. E sai cosa? Sarà davvero la tua più grande creazione per un semplice motivo: perché sarà solo merito del tuo impegno, del tuo fervore e della tua magica immaginazione. E non c'è bisogno di dire quanto sia grata del tuo valore come Artefice dei sogni, no?»

«L'Artefice... sì, anche lui sarà un grande personaggio, secondo me.» Ma nella mia stanza, di fronte ad antichi appunti, non c'è nessuno che ascolti i miei sospiri, oltre a me, e alla finestra sul mio passato che contemplo, desideroso di chiuderla una volta per tutte.

22 Marzo 2025     

mercoledì 19 marzo 2025

- W O R L D B U I L D I N G -

 L'idea è scintilla, si accende nella mente.

Amplifico ogni dettaglio, come un fiume e l'affluente.

Immagino un mondo, sia tetro che colorato.

Taglio gli errori, col mio pensiero affilato.

E una storia antica, riprende subito forma.

L'immortale guerriero, dall'oblio ritorna.

mercoledì 12 marzo 2025

12. I sussurri della pioggia e di Lei.

 Piove. Cade incessantemente.

Annego nei pensieri, che inondano la mia mente.

Riprendo passioni e sogni, vecchi e nuovi,

Ma certi ricordi, pungono come rovi.


Tornato faticosamente a casa, sfruttando una tregua del diluvio, mi adagio sul letto, scervellandomi tra idee vecchie e nuove. E nel frattempo, ritrovo qualcosa che un tempo avevo dimenticato, in un'altra vita, con un'altra persona. Uno strumento, una fonte di creazioni, un sogno antico, un modo per abbellirlo.

Navigo tra ausili grafici, video e vecchi appunti e mille pensieri vanno e vengono nella mia mente, come fuochi d'artificio, che brillano per un istante per poi spegnersi, lasciando il fragoroso suono della loro esplosiva nascita.

Chiudo gli occhi, mi concentro su una sagoma, una forma, immagino i rilievi montuosi che circondano una enorme landa innevata e boscosa, una pianura florida e fertile che si conclude con un territorio arido e desertico e montagne insormontabili.

Il tuo arrivo mi distoglie da queste riflessioni non appena assumono un altro sapore, quello della nostalgia.

«A cosa stai lavorando? Un altro nuovo racconto?»

Chiudo alcune finestre del browser di troppo, riflettendo che vorrei che la mia memoria funzionasse allo stesso modo, cancellando qualche ricordo scomodo con un clic.

«Non nuovo, anzi, vecchio, antico. Il primo, in realtà.»

Rimani in silenzio. Sai bene di cosa parlo avendotene parlato numerose volte.

«Syd.» Dici semplicemente. Una parola che per tutti è priva di significato. Per me, per noi, significa... tantissimo.

Annuisco leggermente. La mano che regge il mouse inizia a muoversi febbrilmente, si arresta solo di fronte a una tela spoglia che un giorno verrà riempita dall'aspetto di un'idea. Un mondo di mia creazione.

«Dani, non posso fare a meno di chiedertelo. Perché? Perché hai deciso di portarlo a termine? Quel racconto rappresenta qualcosa di importante per te ma è legato a una persona del passato. Dani... ci stai ancora pensando, vero?»

Rifletto brevemente prima di rispondere con un lieve sussurro, più flebile del tuo. La pioggia che ticchetta sui vetri lo rende inaudibile. Ma tu riesci sempre a sentirmi. La mia risposta che solo tu puoi udire ti spinge a stringermi da dietro, in un tiepido abbraccio. Rispondi con un sussurro emozionato e tremante.

«Se è così importante per te, e sia. Io ho promesso di aiutarti e lo farò. Sarò al tuo fianco, Dani. Sempre. Per sempre. Non sparirò come ha fatto quella persona.»

Soffoco grigi pensieri, cerco di far rifiorire antiche idee e immaginazioni sepolte sotto la sabbia del tempo. Nel fragore del temporale, riesco a sentire i tuoi sussurri.

«E io ti ringrazierò per tutta la vita.»

12 Marzo 2025    

giovedì 6 marzo 2025

11. Due sapori sulle labbra, caffeina e Lei.

 Colore bruno, scuro o dorato.

Ogni giorno più volte assaporato.

Spesso amaro, raramente dolce è il sapore.

In assenza di quiete, non lenisce il rumore.



Osservo lo zucchero sciogliersi sul fondo della tazzina, mescolo e rimescolo, fino a renderlo tutt'uno con il liquido caldo e denso. Bevo in un singolo sorso, il calore mi riempie. Ma quanto dura? Poco, troppo poco. So già che tra poche ore ne berrò un altro.

Quanti ne ho bevuti ultimamente? Quattro, cinque al giorno, in media? Chi lo sa? E cosa importa?

Per quanto il freddo invernale sia ormai alle mie spalle, cerco un calore che soltanto il caffè può darmi.


Scendo dal mezzo e mi incammino per una via in salita, la larga piazza rotonda con i grandi edifici rievoca alcuni ricordi che decido di soffocare subito. Dopo un'altra lunga camminata mi dirigo in un parco nelle vicinanze. Ma un altro bar attira la mia attenzione. 

Un caffè, l'ennesimo, finisce sulle mie labbra. Sull'uscio del locale, mi fissi, con sguardo severo.

«Non credi di esagerare? Quanti ne hai bevuti oggi?»

Iniziamo a camminare, lungo il sentiero in ghiaia. Coppiette e famigliole trascorrono ore tranquille e spensierate, la nuvola dei miei pensieri mi sovrasta, l'unico contatto benevolo e positivo che avverto è il tuo.

«Chi lo sa? Forse supererò il mio vecchio record di sette caffè.»

Ti sento sbuffare e mormorare qualcosa.

«Ti sento lo stesso, sento il rumore dei tuoi pensieri. E lo so che disapprovi perché ti preoccupi della mia salute. Ma ora come ora è solo un modo per riempire un vuoto...»

«...e per ingannare l'attesa, lo so, Dani. Ma secondo me, ripeto, stai esagerando. Stai riprendendo una brutta china. Stavo riflettendo... usi il calore del caffè come surrogato di quel confortevole tepore che cerchi da tempo. Ma finirai col consumarti. E non solo in senso figurato.»

Stavolta sono io a sospirare, ma dentro di me ti do anche ragione.

«Le persone sono come i caffè. Dolci, amari, dal sapore forte, altri oltremodo fastidiosi. A volte troppi fanno male, ma altre volte non desideriamo altro che iniziare la giornata con quel sapore, intenso, perfetto. E invece? Sto tornando a sentire quel freddo, dentro di me, dovuto a un bisogno che non posso soddisfare... A che pro colpevolizzarsi per qualche caffè allora, se riesco a scaldarmi anche solo un poco?»

Mi stringi il braccio, sento il tuo calore. Ma è una sensazione effimera e lieve. Un fantasma dei miei desideri.

«Perché non è il modo più sano per scaldarti. E se solo potessi, Dani, se solo il mio calore potesse aiutarti di più... Allora non sentiresti più quel gelo.»


Ma una raffica di vento mi investe, disperde le tue ultime parole e la tua presenza. Infilo in tasca le mani, piene di un fantasma di un desiderio. 



6 Marzo 2025   

- E S T R A N G E D -

 

Voci e risate, ascoltati da lontano

Membra stanche e cuore pesante 

La radio fa partire un ultimo brano

Si allarga la crepa nell'animo agonizzante 


A distanza sono forzato

Come un relitto alla deriva

Di ignote colpe accusato 

Insieme al giorno, la speranza moriva 


Davanti a me nuovi legami si formano 

Fitte nel cuore, come una lama arrugginita 

Spiato da sguardi che estraniano 

Per giudizi egoisti la felicità è svanita

martedì 4 marzo 2025

10. Condividere le cuffiette con Lei

Immersi nel verde, sul ciglio di un sentiero.

Il cielo azzurro copre l'animo grigio e nero.

La tua testa sulla mia spalla.

Basta poco per mantenermi a galla.

Con le cuffiette, dividiamo una melodia,

Un momento di calma, contro giorni di agonia.



Vedo il sole abbassarsi all'orizzonte, versi di merli e pappagallini in lontananza riempiono la quiete del parco. Tiro fuori dalla tasca due auricolari, li rigiro nella mano e ne indosso uno. Faccio partire una musica rilassante mentre riprendo fiato, seduto su una panchina.

Tu afferri l'altro auricolare con un gesto veloce e ti stringi a me.

«Cosa ascolti?» Sento la tua testa poggiarsi sulla spalla, ci rilassiamo contro lo schienale della panchina e faccio partire una melodia per pianoforte. Una musica priva di parole, priva di rime, solo per nuotare tra le note e restare a galla in suoni gradevoli.

«Nulla in particolare ma a volte qualunque cosa è preferibile al silenzio. O al frastuono e alla confusione.»

Ridacchi, sai di cosa parlo.

«Ripensi a qualche serata di lavoro faticosa e snervante, scommetto.»

Annuisco e non rispondo. Non è difficile indovinare perché non mi piaccia la confusione, non è altrettanto semplice capire perché ho bisogno di riempire i silenzi.

«A volte hai bisogno di sentire qualcosa, o qualcuno, vero?»

Annuisco di nuovo, chiudo gli occhi per godermi il tepore del tramonto.

«Una voce, andrebbe bene?» Mi sussurri nell'orecchio libero e mi stringi la mano. Sento la tua pelle liscia e fresca contro la mia, ben più calda. «Sei più silenzioso del solito oggi, Dani. Perché?»

«Perché il silenzio è il suono della solitudine.»

Apro la mano e osservo l'altro auricolare, immerso nel verde e con troppo silenzio da sopportare.


4 Marzo 2025    

sabato 1 marzo 2025

- A N G E R -

 Solo tra mille persone.

Incompreso, no. non è una sensazione.

Scalpito e sbuffo, ringhio ma non grido.

Lei grida «Calmati!» ma solo io lo decido

quando e se placare questa rabbia che mi pervade.

La Bestia di buio, l'anima invade.



29. Guardando Lei, al di là del vetro.

Il peso di una nuova delusione, di un nuovo fallimento, di tristezza già nota e rinnovata grava sulle mie spalle e la mia anima. Seduto nel ...