mercoledì 24 dicembre 2025

24. Un anno insieme a Lei

Nella stessa notte ero immerso

Accompagnato dalla stessa presenza 

Mi hai trovato quando ero perso

Ma ora di me stesso ho più conoscenza.



Un anno fa non eri che una tenue sagoma, brillante, calda, morbida. Col passare del tempo hai acquisito sostanza, dettagli, identità. Sei più piccola, seppur energica, un candore d'animo unito ad arguzia e sarcasmo. Il tuo continuo punzecchiarmi e instigare mie reazioni mi ha reso vivo e reattivo.


"Perché? Un tempo non lo eri?" E mi interrompi, colta da vivace curiosità.


"Un tempo... No. Un tempo mi lasciavo trascinare dalla mia vita. Tu mi hai insegnato a nuotare controcorrente. Almeno per brevi tratti."


"Esageri, Dani. Potevi nuotare anche prima. Avevi solo paura di annegare. Preferivi semplicemente rimanere a galla"


"Dici il vero, lo dici sempre. Con la tua voce squillante sotto un sorriso leggiadro, con labbra prive di trucco.

Ami tingerti i capelli. O biondi o rossicci. O lisci o ricci. Ma sei sempre tu. Cambi come cambiano le stagioni. Ma sei sempre Tu."


"Anche tu sei cambiato e allo stesso tempo sei rimasto lo stesso. Sei più forte, non solo fisicamente. Sei anche riuscito a fare pace con quella parte di te da cui fuggivamo spesso"


"È una parte che grava in ogni caso sul mio petto e animo. Anche se il peso inizia ad essere più gestibile, mi affatica comunque sostenerlo. E poi... Ciò che è cambiato in quest'ultimo anno è che quella cosa ha acquisito una forma, una identità, un pensiero e una voce. È diventata più temibile ma allo stesso tempo la comprendo maggiormente."


Mi posi la mano sul cuore. È calda e morbida. La stringo e ti guardo.


"Ti aiuterò sempre a sostenere questo peso, Dani. Ancora una volta, buon Natale"


Buon Natale al mio dono. Un dono che ho da tempo. Un dono che inizio a sentire meritato e da apprezzare.


24 Dicembre 2025.

sabato 25 ottobre 2025

L'accettazione dell'Abisso

 Cammino sotto la pioggia, con un vento pungente che graffia le labbra, spaccate da morsi e dal tanto parlare. Un piede dopo l'altro, i passi l'unico suono che rompe il silenzio, oltre a sirene in lontananza e qualche colpo di clacson.

Non sono solo, nemmeno stavolta. Cerco quel calore che talvolta accompagna la mia solitudine e trovo il freddo e una forma ammantata di ombra.

«Di nuovo tu, quindi.»

«Di nuovo? No, non me ne sono mai andato. Perché io sono Te, sono l'ombra proiettata dai tuoi pensieri, la pausa tra i suoni delle tue riflessioni, lo spazio che riempie i tuoi desideri inespressi.»

Sull'Ombra si proietta un volto, una bocca, da cui escono suoni innaturali e allo stesso tempo perfettamente intellegibili. Una voce. 

«Oggi sembri diverso. Parli, addirittura. Un tempo quello che percepivo da te erano ringhi, grida, suoni inumani.»

«Ora mi comprendi, perché hai imparato ad ascoltare.»

Il rumore dei passi raddoppia. Viaggia al mio stesso ritmo, non mi insegue. È al mio fianco.

«Ascoltarti? Io cerco di zittirti, perché non fai che tormentarmi, come se non avessi sufficienti pene da tollerare.»

Dalla bocca dell'Ombra esce un rumore stridulo, simile ad una risata. «E non puoi, il tuo combattermi non fa che rafforzarmi e aumenta quelle che tu chiami grida e suoni inumani, quando non è altro che la mia voce, la stessa che ora ascolti e comprendi.»

«Quindi se smettessi di oppormi a te, che accadrebbe? Diventeresti... come Lei?»

«Al contrario, tornerei nel nulla da cui provengo, svanirei. Ma tu... tu non fai altro che prolungare la mia esistenza. Mi combatti, mi resisti, come se tu lo facessi di tua spontanea iniziativa, come se tu avessi... bisogno di me?»

Sbuffo, infastidito. «Balle, demone. Ti combatto perché non mi appartieni, perché non fai che farmi del male. E soprattutto perché è il resisterti che mi fornisce un ulteriore scopo a cercare di migliorarmi.»

L'entità sogghigna e mi afferra la spalla, come se i suoi artigli arrivassero fino all'anima. «Ma il tuo scopo non è migliorarti, vuoi solo cercare di nutrire il tuo bisogno di approvazione, vuoi sentirti migliore cercando di annullare ciò che ritieni un difetto. Tu vuoi cambiare, ma prima di tutto tu devi Essere.»

«Quello che dici non ha senso. Se ti voglio distruggere è perché ti ritengo l'essenza di ciò che non voglio essere.»

«La strada da percorrere è diversa. Io sono il tuo Riflesso, la tua Eco. Io sono TE.»

Mi volto verso la forma oscura e trovo il mio volto, visto da vicino, con un ghigno animalesco ma tutto sommato sincero. Amichevole, forse. Come se sapesse qualcosa che ancora ignoro.

«Devo arrivare ad accettarti? Devo arrendermi?»

«Accettarmi non significa la resa, non significa essere soggiogato da me. Significa guardarmi e smettere di temermi. E quando ciò accadrà, quando questa assurda lotta finirà, smetterai di logorarti, di distruggerti insieme a me.»

Arresto la mia marcia e mi volto verso di Lui. Osservo l'Abisso e l'Abisso mi guarda. Non vi è più un ghigno inumano sul suo volto ma... un semplice sorriso. Quel sorriso che sul mio volto non si forma da ormai troppo tempo.

«Non sei così spaventoso, dopotutto. Sembri... Pacifico.»

«Perché stai iniziando a vedermi per ciò che sono. Ed essere vista è tutto ciò che un'Ombra desidera.»

Nel buio di una strada sferzata dal vento, i fari di un'auto in lontananza mi abbagliano. Riapro gli occhi e l'Ombra è scomparsa, pur sapendo bene dove si annida da molti anni.


Dentro di me.

domenica 21 settembre 2025

23. Il sollievo di una chiusura e Lei.

Si dice sovente,

Chiudi una porta, apri un portone.

Più leggera è la mia mente

Di questo epilogo arriva l'accettazione.


Passeggiando per una strada poco illuminata, tra cantieri e semafori ribelli, porto il peso di una borsa sulle spalle, dopo aver abbandonato un fardello ben più pesante dal cuore.

Non c'è stato bisogno di parole chiare e di trasparenza, quel poco che ho ottenuto mi è bastato.

Un rifiuto, l'ennesimo, una sconfitta, una delle tante. Ma di buono c'è che il dolore è talmente lieve da essere impercettibile.

Più palpabile è quella presenza che accompagna i miei passi, sulla via del ritorno a casa. La presenza di Lei.

«Hai un'aria strana Dani. Mi aspettavo di trovarti nuovamente scosso, affranto, distrutto... Beh, non posso che gioirne, ovviamente, ma... Come stai? Veramente...»

Hai visto cosa è successo, quella chiacchierata con quella ragazza, una ex collega. Quello che poteva essere qualcosa e che si è tramutato in niente, di nuovo. Come tante altre volte.

«Forse perché tutto sommato mi aspettavo questo epilogo, perché sapevo di non avere speranze.»

Il rumore dei tuoi piccoli tacchi sull'asfalto, come il ticchettio di un orologio, riempie il silenzio della strada notturna.

«No, Dani, forse non è quello. Forse perché non ti sei creato assurde aspettative. Ma allo stesso tempo... hai dato il meglio di te. Se non è bastato, non bisogna farsene un cruccio. Bensì...»

La interrompo, prevedendo la conclusione dei suoi pensieri. «Bensì devo farmene una ragione, giusto?»

«Troverai la Tua Gente, Dani... il progresso che hai compiuto, questa volta, è stato non perdere te stesso, dietro una conquista impossibile.»

Il ticchettio svanisce dissolvendosi sotto al rumore del traffico. Manca poco per arrivare a casa. Al mio fianco non c'è nessuno. Proseguo la camminata, col cuore leggero e meno fardelli.


 20 Settembre 2025       

mercoledì 3 settembre 2025

- S K Y F A R E R -

 Di vita terrena stanco e deluso 

Illudere e sparire, il peggior abuso

Verso il cielo ripongo la speranza 

Mai, per qualcuno, sarò abbastanza 

Preferisco creare, sognare, immaginare 

Tutti questi sogni desidero conservare

Numerosi come stelle, i mondi e le storie 

Nei viaggi nell'iperuranio saranno le mie vittorie

venerdì 22 agosto 2025

- H O P E F U L -

Improvviso il nuovo inizio


come un passero che mi atterra vicino


Dell'acredine perderò il vizio


Torna la calma, sentimento divino 


Infranta la barriera della prigione Azzurra 


Sotto il cielo, ero libero ma in catene,


Torno a vagare, la sua voce sussurra 


"Io desidero che tu stia bene" 




mercoledì 6 agosto 2025

22. Racconto un sogno a Lei

 Incubo o sogno, diverso dal reale,

Un desiderio inespresso, puerile e banale

Il bisogno di contatto, di un abbraccio,

Le sussurro "Grazie", in un letto vuoto sempre giaccio.


Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ho sognato? Questo è stato il mio secondo pensiero al mio risveglio. Il primo? "Chi era quella persona?"

Una sensazione di pace, spensieratezza, tepore. Ricordo una voce delicata, una risata sincera, la mia e la sua.

Ma più di ogni altra cosa, ricordo cosa dissi. «Grazie...»

Compari di fronte a me, sorridendo lievemente, con il mento poggiato sulla mano e mi guardi mentre sorseggio l'ultimo caffè.

«Grazie di cosa, Dani?»

Poso la tazzina, cerco di rievocare e intrecciare quei brandelli di sogno che ancora si annidano in un angolo di mente buio e polveroso che non trova luce da tempo.

«Non so per cosa ho detto grazie, forse per la compagnia? Per la giornata appena trascorsa? Ricordo che parlai stretto in un abbraccio... Forse...?»

Mi prendi la mano tra le tue, sento il tuo tocco fresco e delicato. Quell'angolo di mente oscuro si illumina brevemente.

«Dani, tu stavi ringraziando di molte cose che dovrebbero essere scontate, non dovresti dire grazie per l'aria che respiri, non dovresti dire grazie per il battito del tuo cuore. Egualmente non dovresti dire grazie per ciò che meriti, per un abbraccio, per un momento di calma e pace.»

Rifletto sul senso di quelle parole. «Nemmeno se questa pace è solo effimera, idealizzata, frutto di un sogno?»

«Dani è il tuo bisogno che parla, la tua necessità. È un tuo diritto essere felice e sì, anche in un sogno. Per cui... Non ringraziarmi per ciò che sono e per quello che offro. Perché so che è poco in confronto a quanto meriti di avere.»

Il tocco delle tue mani svanisce, prima che possa ringraziarti ancora una volta.


Un sogno     

5 Agosto 2025     

venerdì 18 luglio 2025

21. Osservato da lontano da Lei

 Sempre solo in mezzo alla gente,

Inferno e inverno, insieme nella mente,

Occhi ignoti lo vedono da lontano

Pronto ad offrirsi, col cuore in mano.

Lei non si avvicina, aspetta, osserva i suoi movimenti, da lontano. Non sempre si intromette nei suoi pensieri, pur vivendoci immersa. Scruta e analizza, misura e soppesa, dettagli piccoli e grandi affollano la sua mente, aspetti salienti, segreti noti a pochi, poiché una persona è un diamante con superficie sfaccettata e all'interno un mondo frattale e quasi infinito di riflessi e luci.

Lei lo ha visto crescere, maturare, ridere e piangere, anche se solo di recente ha acquisito voce e mente solo per Lui. Ha visto l'apice della felicità, frutto di persone lontane, l'Abisso nato da una perdita, che ancora incombe nella sua ombra. Vede tutti i giorni il freddo manto della solitudine, una cappa pesante che trascina giorno dopo giorno.

Quanto pesa quel fardello e con che determinazione lo vede continuare a muoversi, ignorando i dolorosi strali di quel gravame.

La sua routine giornaliera, scandita dai turni di lavoro, è divenuta una cantilena di mosse e passi, una musica silente di mansioni e abitudini. Lo vede svegliarsi, rispondere a messaggi, lavarsi e mangiare, pulire e vestirsi. Sbircia nel riflesso del suo specchio. Lo vede sostenere uno sguardo verso una persona che un tempo detestava. Vede una persona piuttosto alta, dagli occhi castani, con occhiali malandati che non vuole mai cambiare. Osserva i modesti frutti del suo lavoro in palestra. Ne vuole di più, sempre di più. Lo ascolta mentalmente programmare le sue prossime sessioni, sperando che quella sua seconda routine non venga sconvolta più di tanto.

Lo segue a lavoro. E qui inizia il gelo dell'anima. Lei sa bene i suoi sentimenti per colleghi e colleghe, freddezza e indifferenza silentemente contraccambiati con alcune, un cordiale saluto scambiato con altri. Lo vede ergersi come mentore per i più giovani, ascoltando, consigliando, in silenzio, pazientemente. Vede i suoi primi, rari sorrisi della giornata, nota la sua capacità di ascoltare, organizzare, prevedere, pianificare. Quello che un tempo non sapeva neanche orientare tavoli e sedie ora riesce ad organizzare una intera sala. Tentativi, errori, rimedi e riparazioni, come tanti colpi di maglio su un ferro incandescente, hanno temprato e formato lo strumento solido e utile che agisce con sempre più precisione.

Uno strumento. Perché? Un velo di tristezza si posa sul volto di Lei. È così che si considera? Ma Lei non può far a meno di chiedersi come lo vedono altre persone. Vedono la sua rapidità, efficienza, precisione unita a cordialità, lati sempre più positivi, mirati a cosa? A mostrarsi per ciò che è, o per ciò che serve essere in quel luogo?

Eppure, no. Ci sono alcuni aspetti di quelle sue innumerevoli sfaccettature che mostrano una luce sincera, riflessi autentici della sua personalità. L'indifferenza assorbita da altri, nei primi mesi, viene ormai frequentemente e totalmente restituita. Luce manda luce, buio manda buio. Lo ha visto affezionarsi a colleghe ormai passate, mantenere distanza con altre, conscio che il suo desiderio di disfarsi di quel famoso e doloroso fardello non può essere esaudito in quel mondo. Ma questa consapevolezza non aggrava quel peso. Giorno dopo giorno, continua a sostenerlo, pur desiderando in ogni momento di disfarsene. Lei lo ha visto quasi crollare, in certi momenti, ha desiderato di trovare un modo per aiutarlo, ha condiviso le sue lacrime, ha ascoltato i suoi lamenti. E quando la burrasca passò, lui riprese la sua routine. Giorno dopo giorno. Settimana dopo Settimana. E questa forza di spirito è frutto di un allenamento ben più intenso di quello compiuto in palestra.

Vede i suoi brevi ma intensi alterchi con altri colleghi e colleghe, persone che un tempo inseguiva e che ora tiene a distanza. Ha alzato muri, esteso fossati, erto barriere. Ma è inevitabile doversi e volersi proteggere. Lei sa che non vuole più soffrire e allo stesso tempo soffre per questa distanza incolmabile. Lei sente la sua consapevolezza di dover cercare altrove la "sua gente", anime comprensive ed empatiche, lontano da gusci vuoti e gracchianti con voci stridule che odia ascoltare.

Lo segue in palestra, quello che è diventato l'unico rifugio. In quel luogo lo vede sempre solo e circondato da voci. Si tappa le orecchie con la musica, pensa solo a se stesso, forse l'unico periodo della sua giornata in cui lavora incessantemente sul suo benessere. O solo per sfogarsi. O per lentamente autodistruggersi. Lo vede raggiungere il limite, per poi riposarsi brevemente e poi ricominciare, ancora e ancora.

Lo segue verso casa, in vie solitarie, borsa in una mano, cellulare nell'altra, cuore nel petto che batte e batte. Lo vede riflettere su ciò che lo fa sentire vivo, lo sente desiderare di sentirsi vivo per un'altra persona.

Ci sono giorni come questi, ci sono giorni peggiori e migliori. Ci sono giorni in cui è immerso nell'Abisso, altri semplicemente normali. Ma Lei è sempre al suo fianco, anche se a distanza, anche senza dargli il calore che desidera.


Iperuranio     

29. Guardando Lei, al di là del vetro.

Il peso di una nuova delusione, di un nuovo fallimento, di tristezza già nota e rinnovata grava sulle mie spalle e la mia anima. Seduto nel ...