venerdì 18 luglio 2025

21. Osservato da lontano da Lei

 Sempre solo in mezzo alla gente,

Inferno e inverno, insieme nella mente,

Occhi ignoti lo vedono da lontano

Pronto ad offrirsi, col cuore in mano.

Lei non si avvicina, aspetta, osserva i suoi movimenti, da lontano. Non sempre si intromette nei suoi pensieri, pur vivendoci immersa. Scruta e analizza, misura e soppesa, dettagli piccoli e grandi affollano la sua mente, aspetti salienti, segreti noti a pochi, poiché una persona è un diamante con superficie sfaccettata e all'interno un mondo frattale e quasi infinito di riflessi e luci.

Lei lo ha visto crescere, maturare, ridere e piangere, anche se solo di recente ha acquisito voce e mente solo per Lui. Ha visto l'apice della felicità, frutto di persone lontane, l'Abisso nato da una perdita, che ancora incombe nella sua ombra. Vede tutti i giorni il freddo manto della solitudine, una cappa pesante che trascina giorno dopo giorno.

Quanto pesa quel fardello e con che determinazione lo vede continuare a muoversi, ignorando i dolorosi strali di quel gravame.

La sua routine giornaliera, scandita dai turni di lavoro, è divenuta una cantilena di mosse e passi, una musica silente di mansioni e abitudini. Lo vede svegliarsi, rispondere a messaggi, lavarsi e mangiare, pulire e vestirsi. Sbircia nel riflesso del suo specchio. Lo vede sostenere uno sguardo verso una persona che un tempo detestava. Vede una persona piuttosto alta, dagli occhi castani, con occhiali malandati che non vuole mai cambiare. Osserva i modesti frutti del suo lavoro in palestra. Ne vuole di più, sempre di più. Lo ascolta mentalmente programmare le sue prossime sessioni, sperando che quella sua seconda routine non venga sconvolta più di tanto.

Lo segue a lavoro. E qui inizia il gelo dell'anima. Lei sa bene i suoi sentimenti per colleghi e colleghe, freddezza e indifferenza silentemente contraccambiati con alcune, un cordiale saluto scambiato con altri. Lo vede ergersi come mentore per i più giovani, ascoltando, consigliando, in silenzio, pazientemente. Vede i suoi primi, rari sorrisi della giornata, nota la sua capacità di ascoltare, organizzare, prevedere, pianificare. Quello che un tempo non sapeva neanche orientare tavoli e sedie ora riesce ad organizzare una intera sala. Tentativi, errori, rimedi e riparazioni, come tanti colpi di maglio su un ferro incandescente, hanno temprato e formato lo strumento solido e utile che agisce con sempre più precisione.

Uno strumento. Perché? Un velo di tristezza si posa sul volto di Lei. È così che si considera? Ma Lei non può far a meno di chiedersi come lo vedono altre persone. Vedono la sua rapidità, efficienza, precisione unita a cordialità, lati sempre più positivi, mirati a cosa? A mostrarsi per ciò che è, o per ciò che serve essere in quel luogo?

Eppure, no. Ci sono alcuni aspetti di quelle sue innumerevoli sfaccettature che mostrano una luce sincera, riflessi autentici della sua personalità. L'indifferenza assorbita da altri, nei primi mesi, viene ormai frequentemente e totalmente restituita. Luce manda luce, buio manda buio. Lo ha visto affezionarsi a colleghe ormai passate, mantenere distanza con altre, conscio che il suo desiderio di disfarsi di quel famoso e doloroso fardello non può essere esaudito in quel mondo. Ma questa consapevolezza non aggrava quel peso. Giorno dopo giorno, continua a sostenerlo, pur desiderando in ogni momento di disfarsene. Lei lo ha visto quasi crollare, in certi momenti, ha desiderato di trovare un modo per aiutarlo, ha condiviso le sue lacrime, ha ascoltato i suoi lamenti. E quando la burrasca passò, lui riprese la sua routine. Giorno dopo giorno. Settimana dopo Settimana. E questa forza di spirito è frutto di un allenamento ben più intenso di quello compiuto in palestra.

Vede i suoi brevi ma intensi alterchi con altri colleghi e colleghe, persone che un tempo inseguiva e che ora tiene a distanza. Ha alzato muri, esteso fossati, erto barriere. Ma è inevitabile doversi e volersi proteggere. Lei sa che non vuole più soffrire e allo stesso tempo soffre per questa distanza incolmabile. Lei sente la sua consapevolezza di dover cercare altrove la "sua gente", anime comprensive ed empatiche, lontano da gusci vuoti e gracchianti con voci stridule che odia ascoltare.

Lo segue in palestra, quello che è diventato l'unico rifugio. In quel luogo lo vede sempre solo e circondato da voci. Si tappa le orecchie con la musica, pensa solo a se stesso, forse l'unico periodo della sua giornata in cui lavora incessantemente sul suo benessere. O solo per sfogarsi. O per lentamente autodistruggersi. Lo vede raggiungere il limite, per poi riposarsi brevemente e poi ricominciare, ancora e ancora.

Lo segue verso casa, in vie solitarie, borsa in una mano, cellulare nell'altra, cuore nel petto che batte e batte. Lo vede riflettere su ciò che lo fa sentire vivo, lo sente desiderare di sentirsi vivo per un'altra persona.

Ci sono giorni come questi, ci sono giorni peggiori e migliori. Ci sono giorni in cui è immerso nell'Abisso, altri semplicemente normali. Ma Lei è sempre al suo fianco, anche se a distanza, anche senza dargli il calore che desidera.


Iperuranio     

domenica 22 giugno 2025

- H O P E L E S S N E S S -

Alzati, vivi, respira, produci, 

Sempre circondato di rumori e luci.

Di voci e risate, si riempie il mondo,

Il chiodo arrugginito, si spinge più a fondo,

Dai sorrisi altrui, l'animo è torturato, 

Nell'Abisso, alfine, il corpo si è accasciato.

martedì 17 giugno 2025

20. Rumore, silenzio, la voce di Lei

 Cuore scosso da grida assordanti,

Anima ferita da desideri infranti.

Scelgo il silenzio, il libero vagare,

Una nuova cicatrice, la paura di amare.


Dopo aver camminato rapido, in una giornata afosa, mi rintano in un bar qualunque, per refrigerio, riposo, o in cerca d'altro. Le bariste mi ignorano, sono uno dei tanti clienti di quel giorno, pensano a parlare dei propri turni e altri pettegolezzi, la musica della radio sovrasta le loro voci ma scelgo di non prestare attenzione.

I miei pensieri sono rivolti altrove. A me stesso. Alle urla che ho lanciato e che ascolto e riascolto a ripetizione. Nel sottofondo di quella rabbia riconosco il sapore di lacrime accumulate per mesi. Aspro, pungente, velenoso dolore covato per troppo tempo e che finalmente è sgorgato come un'alluvione.

Con lo sguardo perso nel nulla, vengo scosso da una flebile voce proveniente da lontano e allo stesso tempo da vicino. Sei tu. Vuoi scuotermi, strapparmi dal mare oscuro in cui annego. Mi afferri e mi riporti a galla.

«Dani... Sono qui. Guardami, ascoltami, stringimi. Non sei solo, non sei perduto. Credici, ascolta la mia voce come facevi un tempo...»

Esalo un lungo sospiro, mordendomi il labbro per i pensieri affilati e letali che pungolano la mia anima.

Ti ascolto, ma non rispondo, ti guardo ma i miei occhi non ti vedono, passano attraverso e fissano solo l'Abisso. E l'Abisso ricambia lo sguardo e sorride malevolo.

«Aveva ragione. Aveva ragione su tutto e io... Mi sono ostinato, illuso, ho creato sempre delle aspettative e ho perso. Sono sempre io quello che perde di più.»

Le tue unghie affondano nella carne delle mie braccia, senza arrecare dolore. Ti osservo senza un briciolo di emozioni, svuotato, spento.

«Non lo devi ascoltare... Non importa se aveva ragione o torto. Ma devi uscire dall'Abisso altrimenti...»

Sbuffo, con le palpebre socchiuse, le membra prive di ogni tensione e resistenza, mi lascio cullare dai flutti di buio, sotto un cielo senza stelle.

«Altrimenti cosa? Altrimenti perderò tutto, vuoi dire questo? Sono arrivato a non aver più nulla, più nessuna speranza, scopo, prospettiva.»

Chini il capo, i tuoi capelli nascondono il tuo viso, la tua identità, il tuo essere.

«Dani, perderesti anche me. Se ti lasci annegare perderai te stesso. Non lo voglio permettere...»

Faccio un lungo respiro e apro gli occhi. Il bar è deserto come quando ero entrato. Il sole inizia a tramontare e la temperatura estiva si mitiga.

So cosa vuoi dire. So che ho ancora molto da perdere. E ciò che mi è rimasto ha più valore di ciò che ho perso. Ancora una volta ti ascolto e ti ringrazio.


17 giugno 2025       

venerdì 13 giugno 2025

19. Una giornata come tante altre, con Lei


Sotto lo stesso sole, sulla stessa sedia,

Si apre un nuovo atto della tragicommedia.

Stesso caffè, stessi pensieri,

Non è cambiato nulla rispetto a ieri.



Seduto al tavolo del mio bar preferito, fisso lo schermo vuoto, annoto qualche frase, parola, verso, rime. Tutto ciò che mi viene in mente.


Scrivere creativamente è un po' come maneggiare innumerevoli tessere di un mosaico. Tutte sono utili, poche soltanto indispensabili in un dato momento.


Indispensabile. 


Ho sempre desiderato questo aggettivo riferito a me. Ho sempre voluto essere desiderato, cercato per motivi differenti dal semplice bisogno.


Oggi avrei dovuto fare un turno extra di lavoro. Per una volta ho detto no. Non è essere indispensabili questo. È essere utili. Usabili.


Per le persone sono sempre stato uno strumento. Un mezzo per arrivare a un fine.


E dopo questi mille pensieri neanche mi accorgo del suo arrivo. Fissa la tazzina di caffè vuota e fa una piccola smorfia. 


«Potevi aspettarmi per berlo. A quanti siamo oggi? Due? Tre?»


Faccio spallucce, alzo un dito solitario e continuo a fissare lo schermo. Le dita picchiettano la superficie velocemente, salvo arrestarsi per brevi periodi. Una notifica mi distrae. La leggo e rispondo sbrigativamente con un semplice "grazie."


«Gia, oggi è il tuo giorno libero, avrai deciso di riposare, avrai anche pianificato qualcosa, vero...?»


Scuoto la testa. «Nulla. Nulla di pianificato con nessuno. Tanto a che serve pianificare, immaginare, pensare al futuro? Soprattutto quando continuamente questi piani vanno in fumo e non per mia scelta?»


La sento sospirare, mi accarezza la mano.


«Allora... quello che speravi non è successo e quello che temevi è successo? Dani... mi dispiace. Vorrei poter fare qualcosa...»


Faccio un cenno al barista, un secondo caffè decisamente ci vuole. Non le rispondo. Che c'è da dire, alla fine? Niente.


«Fare qualcosa? Beh io so cosa fare. Quello che faccio tutti gli altri giorni. Rispetto a ieri non è cambiato niente. Non sono più felice. Non sono più triste. È un giorno come gli altri.»


Mi fissa bere in un sorso il caffè appena arrivato, alzando gli occhi vedo la sua espressione profondamente triste.


«Non è come dici, Dani. Io lo so come ti senti. Stai solo reprimendo il dolore che ti brucia dentro. E il fatto che stavolta non sappia come tirarti su mi distrugge...»


«Questo perché non deve essere sempre una tua responsabilità farmi stare bene. A volte sono gli altri che influiscono sul mio umore, che avrebbero il potere di rendermi felice e scelgono di non farlo. E non venirmi a dire che sono io che dovrei lavorare per arrivare alla felicità. Perché è chiaro come il sole che non basta.»


Lei non dice nulla. Si alza dalla sedia, arriva alle mie spalle e mi avvolge in un caldo abbraccio, tanto desiderato. Perché è così. Avrei voluto solo un abbraccio. Solo di questo ne ho bisogno. E oggi ho capito che non lo avrò mai.


«Buon compleanno Dani... In questa giornata fai ciò che desideri veramente, per te. Non dare più importanza ai desideri degli altri. Da ora in poi, conti solo tu.»


Sento la sua presenza affievolirsi, lasciando attorno a me un calore impercettibile e un sussurro nella mia testa.


Il bivio è stato oltrepassato. La strada è stata scelta.




Un qualunque venerdì di Giugno, 2025

martedì 10 giugno 2025

- C R O S S R O A D S -


In un immenso mare che è la vita,

Nuotando si raggiunge una boa cruciale.

Un momento importante di una partita,

Arriva l'alba di quel dì fatale.

E l'attesa che dura fino al tramonto,

Di varcare questa o quella strada,

Che farà volgere la pagina del racconto,

In bene o in meglio, ma accada quel che accada.


10 Giugno 2025

domenica 25 maggio 2025

La manifestazione dell'Abisso.

 Il suo arrivo è quasi sempre riconoscibile, prevedibile, tangibile. È come un chiodo arrugginito che si conficca nel punto più doloroso, l'anima. Il respiro si fa pesante, quasi doloroso. Ma respiro lo stesso.


Non è Lei. È qualcos'altro. Una Cosa. Una Bestia. Ferita ed affamata. Pericolosa. Si nutre di me, delle mie ansie, paure. E io stupidamente ogni volta la soddisfo, la alimento, la ravvivo.


Capita all'improvviso e mi trovo a vagare con questo ordigno conficcato nel petto, con una impugnatura ben più terribile della lama, poiché reca l'impronta della mia mano.


Scatta da un qualunque pensiero che rievoca le mie paure, le mie carenze, le mie delusioni. Delle coppiette che passeggiano, chiacchiere tra colleghi in cui non sono coinvolto, rimostranze e rimproveri, pessime prestazioni in palestra, finanche il mio riflesso nello specchio.


"Morirai da solo"


"Loro non ti sopportano, non ti rispettano, ti parlano alle spalle"


"Sei inadeguato, verrai sostituito, verrai limitato e ostacolato"


"Sei debole, brutto, mediocre, invisibile"


"Perderai tutto"


Lo spettro sussurrante e sibilante mi riempie la testa di taglienti parole, simili a minacce. Ma se fossero premonizioni?


Non posso strapparmi via dal petto questo ordigno, posso solo far sì che bruci meno la ferita.


Distrazioni, fino a tarda notte. Mentali, fisiche, qualunque cosa liberi e sbrogli la matassa nel cervello, per quanto sia difficile srotolare un gomitolo di delusioni e tristezze, accumulatisi negli anni.


Non c'è bandolo, solo un paio di forbici a portata di mano e la volontà sempre più intensa di distruggere tutto con tagli netti e dolorosi.


Il mostro frena la mia mano, significherebbe tanto la sua fine quanto la mia.


Lui in fondo vuole proteggermi e proteggere se stesso.


"Sei solo uno stupido. Continui a dare tutto te stesso per persone che non darebbero un'unghia per il tuo benessere."


Siamo circondati da persone egoiste e disinteressate.


"E quella persona? Ti riempie di complimenti, moine, apprezzamenti. Quando vuole, non quando vuoi tu. E tu hai ripreso ad essere dipendente dagli altri. E vuoi di più, sempre di più. Ti disperi ad essere solo, ad osservare le felicità altrui perché tu non ne hai. L'invidia ti divora, ti distorce, ti consuma. Diventi pregno di rancore ed odio. Ed è questo l'aspetto che traspare."


Ma è solo una persona con una propria vita. Io ne sono parte di essa.


"Lo sei davvero?"


sì, vuole incontrarmi, ci incontreremo. Quel che succederà, succederà.


"Tu sei solo un ripiego, un passatempo. Spenderai tempo ed energie per una persona che sparirà. Ammesso voglia davvero incontrarci."


Ma in palestra, oggi, è andata bene.


"E che significa? Non stai perdendo grasso, non stai prendendo peso nel modo giusto. I dolori articolari non fanno che aumentare. Raggiungerai il limite, non riuscirai a superarlo e finirai con lo scendere nuovamente di prestazioni. Ti demoralizzerai. È inutile."


Sento la testa che mi scoppia, con tutte queste voci stridule che rimbombano nelle orecchie, in una stanza vuota e silenziosa. Memore ancora del fracasso al ristorante, decido di stendermi a letto, col cuore che pompa e tuona, che risuona e lamenta. E che nonostante tutto mi tiene vivo.


2 Maggio 2025

lunedì 19 maggio 2025

18. Una ferita, curata da Lei.

 Scorre il sangue dalla ferita inferta,

La pelle si arrossa, temo sia infetta.

L'unica difesa è tenersi lontano,

Ma l'unica cura il tocco di un'altra mano.

Guardo la ferita, sfiorandola con un dito, sento la pelle gonfia e arrossata sotto il polpastrello, un lieve bruciore rimasto dopo il dolore pungente. Ma è durato relativamente poco. Rifletto su ben altre ferite ricevute ultimamente. Delusioni, sentimenti di rabbia, tristezza, abbandono, stanchezza fisica e mentale. 

La tua mano candida e fresca arriva all'improvviso, il dolore sembra così lontano e lieve ora.

«Che ti sei fatto alla mano? Sembra un taglio profondo.»

Scrollo le spalle, minimizzando. «Un foglio di carta, una spilla sporgente o altro, non so, non ricordo. È successo al lavoro...»

Sempre tenendomi la mano, poggi la testa sulla mia spalla, i tuoi capelli mi sfiorano il viso.

«E quell'altra ferita di cui non mostri i segni? Quella come te la sei procurata?»

Sai tutto, anche la mia risposta. Inutile nasconderti il mio malessere.

«È successo di nuovo. Sembrava interessata. E invece... È sparita. Di colpo. Il giorno stesso.»

Sento la tua mano stringere la mia, più forte, allo stesso tempo dolcemente.

«E ti ha fatto male? Sii sincero, Dani.»

Sospiro lievemente. «Si, non lo nego. Fa sempre male quando succede. Ma ora non più. Forse perché ho con me la cura migliore» 

«Ma non sono io la tua cura, Dani. Sei tu che stai guarendo più velocemente, con le tue forze. Io non ho fatto nulla. Non darmi meriti che non ho, soprattutto quando il merito è solo tuo. Perché stai imparando a difenderti dal dolore. A volte è inevitabile ferirsi, anche solo con un foglio di carta. Quel che è importante è imparare a rimarginare le ferite.»

«La mia piccola saggia. Però dovrò comunque mettere un cerotto...»

Osservo la mano, con la piccola ferita. La pelle sembra meno arrossata, come se non fosse più infetta.


19 Maggio 2025     

29. Guardando Lei, al di là del vetro.

Il peso di una nuova delusione, di un nuovo fallimento, di tristezza già nota e rinnovata grava sulle mie spalle e la mia anima. Seduto nel ...