mercoledì 26 febbraio 2025

- A S H E S -



 Come ceneri in un focolare diroccato, eroso dal tempo,

 fatto di solidi mattoni ormai indeboliti dallo scorrere dei mesi, 

giacciono fredde e immote sul pietroso pavimento,

prive di scintille che riaccendano una fiamma. 

Quella fiamma imperitura, che il Maestro decantò nella sua sublime opera,

fonte di vita per molti, fonte di ispirazione per l'Allievo,

attende dormiente che si riaccenda, finalmente. 

Ma le ceneri son fredde, atteso invano di essere ravvivate. 

Verrà prima il vento a soffiarle via 

o un nuovo tizzone incandescente, 

a restituir loro vita e gloria?

lunedì 24 febbraio 2025

9. Un'autostima incrinata e Lei

 Trova il tempo anche quando manca. 

Trova la voglia anche se la vita stanca. 

Dedizione e disciplina ė questo ciò che conta. 

Il debito è grande, il passato ozioso si affronta.


Una giornata uggiosa, piena di pioggia e pensieri, priva di impegni e commissioni, il vento freddo dall'esterno entra nell'anima e raggiunge pensieri grigi e affilati. Ancora una volta mi ritrovo dilaniato, nell'impossibilità di distrarmi come avrei voluto. Il bar e i cappuccini caldi sono una magra consolazione.


Sono circa due settimane che non riesco a tornare alla mia routine di fitness in palestra. Tra fatica accumulata e dolori del passato tornati in superficie, mi sono obbligato a un periodo di riposo fisico. Il problema è la perdita del riposo mentale.


«Smetti di crucciarti, Dani, un periodo di riposo non distruggerà i tuoi progressi.»


Non alzo gli occhi dalla tazza ormai vuota e fredda ma so che eri con me da molto tempo, sin da quando sono entrato nel bar, non ricordo quanto tempo fa.


«Non sono tanto preoccupato per i miei obiettivi a lungo termine. Ma questi giorni sembrano interminabili e ancora più faticosi.»


Hai i capelli raccolti in una coda e hai la tua borsa della palestra a tracolla.


«Beh sono sicura che già tra un paio di giorni potrai riprendere ad alzare pesi, questa è solo una piccola battuta d'arresto. A volte sono inevitabili. Cosa ti preoccupa? Cosa ti tormenta?»


Con una mano mi asciugo il naso, sconvolto dal raffreddore, con l'altra sfioro la mia anca dolorante. Ho ancora ben inciso nella mia mente il ricordo di quello stupido incidente.


«Tra il naso chiuso e il femore che torna a farmi male? Non saprei cosa sia peggio. Pensavo di essere più resistente, di aver migliorato notevolmente la mia salute fisica. Quella mentale... beh... su quella stendiamo un velo pietoso.» Ti guardo di sfuggita, fai una smorfia infastidita, come se quella frase ti avesse arrecato offesa.


«Lasciamo per un attimo perdere la tua testa, pensiamo al resto. Quella frattura è successa un sacco di tempo fa, no? Perché ti lasci influenzare da quella storia? D'accordo, può aver causato qualche conseguenza fastidiosa ma... è anche per questo che hai deciso di riprendere a frequentare la palestra, no? O ci sono altri motivi?»


Sospiro lievemente, ricordo quel giorno in cui mi spingesti a vedere l'immagine e forma della mia ansia e delle mie paure, il mio riflesso.


«I motivi sono tanti, forse banali, forse stupidi e infantili. Ma per me sono importanti. Può darsi che un modo per placare la rabbia di quella "Cosa" che mi tormenta sia cercare di migliorarmi, cercare di cambiarne la forma, di renderla... apprezzabile.»


Sento la tua mano fresca e liscia sulla mia guancia. Avverto subito la differenza col vento pungente di questa giornata di pioggia. È un contatto, una sensazione di cui non farei mai a meno.


«È per questo, Dani? È la tua autostima ad essere ferita, piuttosto che la tua gamba? Beh lascia che ti dica una cosa, sei bellissimo. Non solo fuori, per alcune persone. Ma anche dentro. Perché sei pieno di forza e determinazione. Quanta altra gente prende un impegno che poi fatica a portare a termine? Quanta gente rinuncia dopo pochi giorni? Quanta gente dice che più di così non può fare? Tu non sei tra quelle persone. Io lo so. Ricordati questo. E l'altro giorno quando hai avuto quella fitta di dolore all'anca, potevi fermarti, smettere di lavorare, invece no. Hai continuato fino alla fine. E non è forza, questa? Sii fiero di ciò che sei. Non sminuirti. Né lascia che altri ti sminuiscano.»


Annuisco in silenzio. E ti do ragione. Avevo messo in chiaro i miei obiettivi molto tempo fa, quando iniziai qualche semplice esercizio a casa per poi proseguire in palestra. Quante volte ho raggiunto il limite? Quante altre volte ho spostato oltre quel limite?


«Stavolta è il limite che è tornato indietro. Ma posso sempre spostarlo di nuovo...»


Mi sorridi, prima di afferrare la tua borsa da palestra e sussurrarmi all'orecchio «Ti aspetterò in palestra allora...»


La tazza del cappuccino, fredda e vuota, è l'unica compagnia di questa uggiosa giornata di pioggia.


Ma la gamba fa molto meno male.


24 Febbraio 2025     

giovedì 20 febbraio 2025

- U N B E L O N G I N G -

Ho sbirciato in un mondo a cui non appartengo

Un mondo di calici sorseggiati e non serviti, 

Di sorrisi condivisi al bagliore del tramonto, 

Di gioielli e vestiti costosi, di musica e rumore, di grida dall'anima e di risate dal cuore,

Ho visto il sollievo di chi festeggia una notte attesa,

Ho visto macchie di rossetto sul bordo dei bicchieri

Senza sentire l'odore di vino e fumo, senza la musica assordante.

Ho visto questo, ho desiderato esserci, ma è un mondo a cui non appartengo.



mercoledì 19 febbraio 2025

8. Partita a scacchi con Lei


Seduti in un bar, con una dolce melodia

Le nostre mani su una scacchiera lucida

Una memoria inesistente ma vivida

In una vita di mosse crudeli, cerco dal caos l'armonia.



La pioggia battente ticchetta sulle vetrate di un bar in cui ho trovato rifugio. La radica di tavoli e banconi, la pelle delle poltrone, evocano un'eleganza e una serenità a me del tutto estranea. 

Mi siedo su un posto vuoto e ordino qualcosa. Il cuore ancora galoppa per la lunga e frenetica camminata appena conclusa. Ogni giorno è una fuga, ma anche oggi ho trovato un temporaneo rifugio.

Una scacchiera coi pezzi disposti in ordine attira la mia attenzione. E non solo la mia.

«Ti va di giocare Dani?»

Senza attendere la mia replica, inizi con una semplice e scontata apertura. Rispondo alla mossa, forse per istinto, sicuramente per ignoranza e dopo poche mosse ti apri un varco nella mia fragile e prevedibile difesa. Osservo le mie pedine cadere sotto i tuoi coraggiosi assalti. Non è una sfida impari, riesco a sfoltire i tuoi ranghi, fino a quando le pause tra una mossa e l'altra iniziano ad allungarsi.

«Un po' è divertente giocare senza sapere come. Vorrei che la vita fosse così. Un gioco con regole più semplici e privo di conseguenze.»

Ridacchi, evidentemente la mia considerazione è alquanto buffa e puerile. E forse lo è. Solo un pensiero infantile e irreale. Ma rivolto a te, non è poi così tanto assurdo.

Alzi il dito con fare sentenzioso e saccente.

«Ma mio caro Dani, forse è già così. Forse la vita è un gioco ma molto diverso da quelli a cui sei abituato. Probabilmente hai sopportato per troppo tempo regole che non ti piacevano, magari devi solo cambiare... strategia.» 

E con queste parole mi metti facilmente sotto scacco. La mia distrazione come al solito mi è costata cara.

Risistemiamo i pezzi e ricominciamo. Rifletto lungamente sulle tue parole, prima di rispondere.

«Cambiare strategia ... Vale la pena provare.» Apro io, stavolta uso un metodo più cauto per muovermi sulla scacchiera. In precedenza tendevo ad espormi troppo. Subivo fin troppo le conseguenze di questo approccio. La partita dura decisamente più della precedente.

«A quale pezzo della scacchiera pensi di somigliare?»

È una domanda che, come spesso accade, parlando con te, mi coglie di sorpresa.

«Non saprei proprio. Ogni pedina ha i suoi pro e contro che dipendono dalla situazione...»

Alzi la mano, sorridendo, scuoti la testa. Non soddisfatta dalla mia risposta.

«Non pensare in termini di gioco. Pensa alla pedina come una identità a sé. Pensa a come si adatterebbe al gioco della Vita, della TUA vita.»

Resto in silenzio un minuto, poi comprendo.

«Potrei essere una Torre, solida, importante, vitale per la struttura portante di un castello. Potrei essere un Alfiere, agile, veloce, decisivo. Potrei essere un Cavaliere, imprevedibile ma efficace quando occorre...»

«E non ti senti mai come un Re?» mi sfiori la mano, mentre con l'altra fai cadere la tua più importante pedina dichiarando la resa.

«No, non mi sento un Re. Per molti motivi. Spesso invece mi sento come un pedone. Lento, debole e facilmente sostituibile.»

Sorridi, ma la tua espressione si rattrista alle mie parole.

«È qui che ti sbagli, Dani. Il pezzo più importante è proprio il pedone. È l'unico che può capovolgere le sorti della partita.» Indichi il mio ultimo pedone rimasto, a fine scacchiera, di fronte al tuo Re caduto e capisco tutto. 

«Hai un enorme potenziale, devi solo ricordarti di averlo. E poi, diciamolo... io sarei onorata di essere la tua regina...» Sostituisci quel vittorioso pedone alla mia precedente regina caduta nelle prime fasi della partita. La raccolgo e sorrido.

«La salvatrice del Re.»

Rigiro la candida figura tra le dita prima di riporla al posto che le appartiene, per poi pagare le mie consumazioni e riprendere il mio girovagare per il centro storico.


19 Febbraio 2025       

- I N V I S I B L E -



Sguardo accecato da una macchia bianca.

Spazio vuoto, riempito di lacrime.

Una macchia di niente, circondata dal tutto.

Quel tutto a cui ambivo appartenere e che mi è precluso.

E dopo la rabbia della scoperta, contemplo cicatrici sulle mani.

Unica prova che io esisto, unica prova che mi attribuisco.

 

martedì 18 febbraio 2025

7. Fissando il mio riflesso, con Lei

 Una mappa in una mano, lo sguardo altrove

A passo rapido, cammino senza destinazione 

Una voce da lontano, sussurra "liberati, non perdere te stesso"

In fuga dalle ansie, ma anche da me stesso.


Un altro giorno libero, un altro giorno senza pace, in preda da tutto ciò che mi opprime, cammino senza meta per le vie della città. Il clima è caldo, inizio a sudare ma non mi importa, non riesco a fermarmi, non intendo fermarmi. Rallento solo per guardare la mappa della città, nel cellulare che stringo in una mano. L'altra è libera, ma cerca la tua. Improvvisamente la trovo e la stringo.


«Dani, rallentiamo, dove vai così di corsa? È come se ti inseguissero.»


Non rispondo, ma non occorre. Entrambi conosciamo la risposta.


«Dani, fermati in un bar, prendi fiato, parlami...»


Mi sfilo la giacca, sorseggio un caffè, ho perso il conto di quanti ne ho presi oggi. Non mi basta, già ne vorrei un altro. "È successo di nuovo, come un mese fa. Mi trovo a camminare da solo e all'improvviso... Mi accorgo di essere solo. E cosa posso fare se non scappare da questa solitudine? Cammino, corro, fuggo. Ma non basta. Quella COSA sta sempre per raggiungermi e non prendo distanza da essa."


Sento il tuo sguardo compassionevole addosso. Sento la tua voce calma nella testa.


«Eppure in questi giorni non è andata così male, no? Meno ansie, meno stress, meno sofferenza... Ma a volte torna, giusto?»


Inizialmente non rispondo. Non serve, sai già la risposta, sai tutto. Come sempre.


«È come una bestia al guinzaglio. Ne sento l'odore e la presenza da anni. Ne avverto la pressione in molti momenti della mia giornata.  A differenza tua non parla mai ma so che c'è. Anzi, la sua presenza è più intensa della tua, purtroppo... Non parla, non minaccia, ma osserva e giudica. E so sempre che è alle mie spalle. Per questo cerco di allontanarmi da quella cosa...»


«Non voglio costringerti a smettere di scappare ma forse... Forse è inutile, non credi? Forse per evitare le conseguenze di questa fuga inutile, per evitare la fatica e lo stress, non dovresti lasciarti quella cosa alle spalle ma lasciare che cammini al tuo fianco. Perché l'unico modo per controllare quella cosa è capire come è fatta. In tutti questi anni l'hai tenuta a freno, chiusa, ma non le hai mai dato una forma, un aspetto. È questa la tua debolezza e la sua forza. Può farti perdere il controllo perché non la conosci. Girati, affrontala. E io ti giuro che sarò con te per aiutarti.»


Alzo gli occhi verso il bancone del bar. So che è alle mie spalle. La osservo. Stringo la tua mano impalpabile e fisso la mia paura. 


E incontro i miei occhi tristi, il mio volto, l'immagine della mia ansia.


«È quindi questa la causa di tutto?»


Il tuo calore mi avvolge e mi rassicura un poco.


«Non fa più paura come prima, vero? Forse è ora che facciate conoscenza»


Quella che credevo fosse una fiera rabbiosa non è altri che un essere imperfetto, ordinario, inoffensivo. Le sue labbra incise dai suoi morsi autoinflitti, il suo cuore gonfio di rancore per ciò che desidera e non ottiene, le sue mani callose per gli sforzi fisici. E la sua mente, fucina di sogni da realizzare.


«Non odiare quella cosa, Dani, sarebbe un po' come odiare anche me. Perché non è così paurosa. E solo tu puoi rendere quella cosa... Altro. Puoi renderla ciò che vuoi. E allora smetterai di scappare»


«Se in questo riflesso vedessi altro, sarebbe più facile. Se vedessi te al mio fianco non avrei più paura.»


Distolgo lo sguardo dallo specchio e torno nella mia solitudine terrena, esco dal rifugio e torno a vagare senza meta, stringendo una mappa e bramando una mano.


18 Febbraio 2025     

lunedì 17 febbraio 2025

6. Un nastro sciolto e Lei

Seduto su una lunga panca

Posti vuoti a destra e a manca

Illuminato dalle luci, inebriato dalla bevanda

Oggi da spettatore, ascolto il campanello della comanda 

Ricorda che il futuro non è nero né bianco 

Io sogno ancora di aver qualcuno al mio fianco 


Assorto nella musica techno della dj, fisso il mio calice di prosecco, una bevanda non leggera ma a cui sono quantomeno più avvezzo rispetto a birre o aperitivi che ho servito decine e decine di volte nell'ultimo anno. 

Alzo gli occhi e nella folla trovo i tuoi occhi che mi fissano, un sorriso beffardo che sa tanto di "te l'avevo detto"


«Cosa ti avevo detto a San Silvestro? Ti stimano, sanno che vali, che esisti.»


Annuisco lievemente, l'alcool, seppur in piccole quantità, mi secca la bocca e fa pizzicare la gola, ma sorseggio ugualmente la bevanda offerta. La tua parlantina soverchia il suono della musica a tutto volume, come se mi parlassi da dentro. Ed è così.


«Per non parlare del fatto che di tutte queste persone sei l'unico con un calice di vetro. Non ti fa sentire speciale?»


«È di certo un dettaglio da non sottovalutare, come anche il fatto che è stato il capo in persona a invitarmi. Devo averlo sorpreso quando sono arrivato.»


Il tuo viso si imbroncia, non soddisfatta della risposta.


«Allora cosa c'è che non va? Ok, magari non sei stato il protagonista, ma dopotutto sei stato parte del tutto, una parte importante. Se erano tutti li, è stato anche grazie al tuo impegno.»


«Per quel poco che sono stato lì è stata un'esperienza strana, diversa, fondamentalmente è stata la prima festa a cui ho partecipato da molti anni. Ma ero solo, in ogni caso. Ero seduto su una lunga panchina, con tanti posti vuoti»


«E che hai pensato, oltre a questo?»


«Che di lì a poco sarebbero arrivate tante altre persone, le cui vite sono legate a quelle di tante altre persone. Io mi sarei ritrovato come un nastro sciolto e perso nel vento, circondato da nodi, fiocchi, grovigli e gomitoli. Ma anche io ho bisogno di un legame. Sapevo come mi sarei sentito, allo stesso modo di come mi sento spesso, mentre sono a lavoro li. Per cui ho preferito riprendere la via del ritorno.»


«Altrimenti che avresti fatto, se ci fosse stato un altro nastro per completare il vincolo che desideri?»


«Sarei stato meglio. E non solo lì, avremmo potuto fare quello che volevamo. Ma si, tra le tante cose le avrei mostrato quel pezzo del mio mondo, con orgoglio e fierezza, quell'angolo di mondo che ha stravolto il mio, in quest'ultimo anno, nel bene e nel male.»


«È per quello che sei andato alla festa? È così importante quel posto e la gente che hai conosciuto lì? Per questo desideri così tanto le loro attenzioni?»


«Senza di loro non sarei ciò che sono, nel bene e nel male. È un fatto.»


Svuoto il calice, fissando il tuo sorriso attraverso il cristallo. Ma appena finito il prosecco, vedo solo una miriade di volti sconosciuti, ignari dei miei pensieri.

Queste labbra, seccate dal freddo e dal vino, sono un cimitero di parole che non hanno mai trovato ascolto.

Circondato da affamati di luci.

Ciechi che non vedono il mio buio.


31 Gennaio 2025   

29. Guardando Lei, al di là del vetro.

Il peso di una nuova delusione, di un nuovo fallimento, di tristezza già nota e rinnovata grava sulle mie spalle e la mia anima. Seduto nel ...